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sale alla calendula

Che la faccenda dell’essiccatore non fosse chiusa, ma che al contrario fosse una storia di quelle destinate a durare era nell’aria secca e ventolata che si respira in casa da quando lui è arrivato.
L’unica difficoltà è che richiede tempo e un po’ di pazienza, perché quasi tutte le materie che mangiamo sono zuppe d’acqua e perché lui, l’essiccatore, ci mette ore a toglierla producendo nel frattempo un respiro rumoroso e continuato. Ma è pur vero che ci si abitua e poi vuoi mettere la soddisfazione?
Dopo il dado, i lamponi e le meringhe, i funghi, i porri e l’erba cipollina è venuto il momento dei fiori e soprattutto dell’alchimia dei sali. Barbara, qualche settimana fa mi aveva portato dei fiori di calendula raccolti nel bosco assieme a una nidiata di finferli. Il bouquet era arancione e profumato ed è durato parecchio. Poi, quando è stato chiaro che non avrebbe avuto molto altro futuro davanti, dal vaso è finito nell’essiccatore e di lì di corsa in un barattolino in vetro per sigillarne il profumo. L’idea di farne sale è venuta poi, e quasi per caso, maneggiando il sedano rapa: ad aroma infatti sono forti tutti e due e c’è qualcosa che li accomuna pur distinguendoli, che sia l’odore dell’autunno?

frittelle di fiori di acacia

Insistiamo con i fiori, ma questa volta a differenza che con il miele di tarassaco, l’unico serio problema è la reperibilità. Sì perché la fioritura delle acacie è breve, talvolta, in caso di primavere piovose (ehm, sigh!) persino brevissima e così quest’anno le abbiamo sorvegliate costantemente e per mezza Italia. Anche perché ci ha spiegato Stefano, un amico perugino esperto di istrici e di ogni storia di campagna, la fioritura delle acacie è fondamentale per le api che su quel primo nettare ci contano assai. Dunque in qusto caso pazienti (più che operose) come api abbiamo aspettato di cogliere l’attimo, poi, per metterle in pentola e sbaffarsele calde le frittelle di acacia, problemi non ce ne sono stati

praline alle bacche rosa e ai petali di rosa

Già si è detto di come la marie e il fotografo somiglino un po’ a cappuccetto (rosso) e il lupo. Marie arriva col cestino e il fotografo l’aspetta con l’obiettivo spalancato, quello grande, per fotografarla meglio! Ma no, non è la marie che il fotografo vuole fotografare (che comunque mai si lascerebbe), ma il cestino, anzi quello che il cestino contiene. Stavolta un croccante romantico, ai petali di rosa. Oh cappuccetto, che gentile che sei! Eh si, gentile e premurosa, oltre al bell’incarto con il croccante, c’era anche un sacchettino con i semi di papavero e il pepe rosa, per la foto! Bah, come se la dispensa del fotografo fosse sempre vuota!

flan di carote con fiori di erba cipollina

Le carote non sono intuitive. Bisogna lavorarsele un po’, camuffarne la consistenza altrimenti tanto vale mangiarsele crude a morsi come conigli.
Nel guardare la ricetta di una torta di carote cotta a bagnomaria in un libro tutto dedicato al cibo da/in giardino garden party, guido tommasi editore  la faccenda ci è sembrata interessante e promettente, così ci siamo buttate con qualche uova in meno e qualche spezia in più, giusto per giocare un po’ sulle variabili.

Poi, siccome avevamo previsto dosi da cavallo ci siamo ingegnate a farne versioni diversificate giocando con le formine…

clafoutis zucchine e Spretz Tzaorì (ovvero Puzzone di Moena)

Sprizza puzza
(traduzione molto approssimativa dalla lingua ladina, vedi:http://www.puzzonedimoena.com/),
vale a dire puzzone
e in effetti… l’odore è forte e inconfondibile, anche se (dipende dai gusti) si potrebbe persino arrivare a dire che profuma: di formaggio stagionato e di alpeggio, visto che in Val di Fassa e Fiemme, dove lo producono, le mucche le portano a passeggio tra i 1000 e i 2000 metri.
Ci abbiamo fatto un clafoutis, salato evidentemente, con le zucchine (piccole piccole) e i i relativi fiori usati per decoro e non solo..

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