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Allora, visto che questo mese di aprile sembra monopolizzato dal pesce (per ragioni proverbiali forse…), era il caso di mettere un po’ di carne al fuoco. Così, di tanti momenti in cui avremmo voluto parlare di Mario, scegliamo questo, perché alla fine è così succede con le con le cose a cui di più si vuol bene e che si sentono un po’ di famiglia. Sì, perché da Mario ci si va dai tempi dell’università, condividendo tavoli e sgabelli “insieme a quegl’altri”, con tutto il piacere di non vederlo cambiare. Stesse code il sabato, stessa commistione sana di turisti avvertiti, di studenti squattrinati, di “abbonati” fiorentini che da Mario vengono dal 1953 e tutta la vita che ruota intorno al mercato di San Lorenzo. E, nel mezzo della confusione beata e sanguigna di una Firenze che ancora esiste e resiste, fa piacere rivedere, anno dopo anno, sempre quelle stesse facce e l’accoglienza semplice di chi, pur vedendo centinaia di persone ogni giorno sedersi ai propri tavoli, riesce a ricordarsi il tuo nome e a festeggiare un poco anche il tuo ritorno.

le recensioni di calycantus. baroni al mercato centrale di firenze

Va beh, si sarà capito, questa deve essere la settimana delle recensioni. Però, se il fotografo insiste nel farci venire nostalgia di Barcellona, è vero che ci vuole niente a spalancare la porta all’amarcord delle stagioni vissute da studenti, dove finiscono per condensarsi ricordi strani e strane abitudini. Così, se è stato a Siena che qualcuna tra noi (cioè Maite, visto che Marie lo sapeva già fare e del fotografo invece non si sa) ha imparato a “spennare” un cavolo nero, a Firenze invece, con il primo lavoro, si è affinata la scienza tutta speciale di una spesa che sappia consolare del poco tempo, arginando le frustrazioni. Baroni è, appunto, la risorsa fiorentina di questa pratica, perché vi si trovano condensati in un banco solo (per quanto molto grande!) l’andata e il ritorno di ogni tipo di desiderio alimentare in fatto di formaggi e salumi con una virtù rara a firenze, lo sguardo aperto. Perché, sì certo, ci si trova pecorino di ogni tipo e di ogni meandro della Toscana, ma da Baroni esiste anche il Piemonte, la Lombardia, la Sicilia e persino la Francia, i sali declinati di colore e di profumo, il petto d’oca, lo Stilton, i caprini freschi di una signora del senese, il pane a lievitazione eccelsa, aceto (persino quello vero!) e vino, vini, capperi e passione… tanta!

le recensioni di calycanthus. zeb firenze

Notarlo, lo avevamo notato da un po’, ma la resistenza ad entrare (nonostante l’idea di Zeb fosse in se stessa assolutamente accattivante) aveva a che fare con l’affezione passatista di Maite per il negozio di alimentari che lì stava prima di lui. Certi cambiamenti son duri a digerire, così pur attratti ne abbiamo scartata più volte la soglia e invece… invece poi si è scoperto che i proprietari sono gli stessi, che la cucina di Zeb è un allargamento intelligente della gastronomia che era prima nel negozietto di alimentari, che i prodotti sono come allora ben scelti, che la filosofia Zuppa-e-Bollito (Zeb appunto) non è una moda fredda di importazione. Tutti felici dunque. Maite che ha ricomposto la sua nostalgia, il fotografo che ha ritrovato, oltre ad un brodo di cappelletti da leccarsi i baffetti, una specie di barra de tapas spagnola, e Marie che dice “anch’io, anch’io, voglio venrirci anch’io la prossima volta!

il caffellatte della signora vanna

Firenze è ancora questo. Almeno a cercare, a leggere tra la righe, a uscire dai percorsi minati che portano dal duomo alla stazione, dalla Signoria alla Repubblica, sfiorando Santa Croce e ignorando (spesso) Santo Spirito. Dunque una certa Firenze esiste ancora, o ancora sopravvive… nei banchi a sant’Ambrogio ormai molto più che a san Lorenzo, nei venditori di civaie, nei banchini del lampredotto e anche in questa latteria piccola, piccola che la signora Vanna ha rilevato quando nessuno la voleva (negli anni Ottanta). Latteria nel vero senso della parola, dove si beve il caffè-latte fatto con una macchina da caffè che ha tutta una sua storia, come del resto ogni minuto oggetto conservato e raccontato. Sì perchè la signora Vanna di storie ne custodisce a bizzeffe e non le lesina…

‘ino firenze

Pan-ino, v-ino e pure anche un po’ div-ino vista l’aureola di luce che il fotografo ha sorpreso sulla testa di Alessandro (cioè la persona che lo ha inventato) ma ‘ino è davero un posto un po’ speciale forse e soprattutto in una città come Firenze schiacciata tra l’orgoglio tediato e scettico di chi è stato il ‘400 e orde di turisti privi di orientamenti. Da ‘ino ci si può mangiare un panino (comunque un po’ speciale e sempre accompagnato da un bicchier-ino) o comprare due etti di finocchiona, la ciccolata al sale di Andrea B., o la ventresca di ricciola di un produttore di Marzamemi. C’è tutto quello che ci deve essere e qualcosa in più, vale a dire la misura, perché chi ha scelto di chiamarsi con un diminutivo ha ben chiaro che scegliere di avere 30 prodotti vuol dire poterci contare, completamente. Insomma il posto ci è piaciuto, tanto davvero. Ci ha ristorati in una giornata di caldo afoso che avrebbe fatto desistere da qualsiasi idea di pranzo ma che stagliava bene le ombre sul soffitto e pure sulle botti…

spaghetti ubriachi

Abbiamo perso un’ora di luce e ne abbiamo guadagnata una di sonno… le cuoche sono malmostose il fotografo confuso…
Per consolarci un po’ tutti e obnubilarci nell’alcol abbiamo rispolverato una ricetta mangiata e imparata molti anni fa in una osteria fiorentina proprio vicina vicina a casa di Maite. All’Osteria dei Benci, al numero 13/r dell’omonima strada, gli spaghetti li cuociono all’ubriacona, vale a dire proprio nel vino, rosso naturalmente, tanto da tingerli di viola e aromatizzarli in modo inconfondibile. Così abbiamo fatto anche noi introducendo però alcune piccole modifiche, qualche variazione stilistica e soprattutto aromatica: cipollina fresca, fiori di finocchio e timo.

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