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frittelle di bruscandoli (ovvero i germogli teneri del luppolo)

Elisabetta ci ha scritto un libro intero, ed in effetti le erbette selvatiche, assieme a tutti i frutti spontanei, hanno qualche cosa in più che gli viene dal fatto di essere regali, puri e semplici. Sono lì per tutti, gratuiti e spontanei basta andarseli a cercare proprio di questa stagione, e non necessariamente in campagna, ma appena lì dove c’è uno spiazzo verde, un po’ al riparo dall’ inquinamento, lungo le rive, alle bordure dei viottoli, persino nei parchi cittadini. Queste cosine qui, che in tutta l’area triveneta si chiamano bruscandoli (che poi sarebbero le cime germogliate del luppolo, vedi dizionario) sono semplicemente strepitosi. Tradizionalmente ci si fa il risotto, oppure si mangiamo semplicemente scottati con le uova e l’olio buono, qualche volta finiscono pure nella fritatta e noi su questa linea ne abbiamo fatto frittelline, piccine “condite” con il sale (meraviglioso) ai fiori rossi e viola di un’altra Elisabetta di cui avevamo già parlato.

“pancakes” di poppole

Delle poppole avevamo già parlato (poco più sotto), ma la bellezza dei papaveri anche quando devono ancora fiorire è che si trovano ovunque, a patto di saperli riconoscere. Così domenica mattina in un mercato inaspettatamente scoperto (e aperto) in piazza Santa Croce a Firenze una signora ne aveva un cesto  (di poppole o a dire meglio di papaverina)  tra i radicchi selvatici e i cardi, un po’ come la signora Fausta un po’ più a nord dove prevalgono ancora le verze e il cavolame.
Nella casa disabitata di Firenze, con poco margine per l’inventiva, ne abbiamo ricavato frittelline semplicissime, piatte un po’ come dei pancakes e buonissime, mangiate assieme a formagetti biologici (solo pecora e capra) comprati nello stesso mercatino, a pane invece, di domenica avanzata, un po’ si latitava…

frittelle dolci di zucca-spina

Quando Myrna ha visto sul tavolo della cucina del fotografo questa zucca spinosa nel suo italiano pieno di labiali ma perfettissimo ha spiegato sorpresa che quella era una verdura filippina, una cosa di casa sua. Filippina dunque, ma pure siciliana… perché Maite a sua volta si ricordava di certe frittelle dolci mangiate qualche volta dalla nonna, buonissime ma soprattutto fascinose perché ricavate da qualche cosa che più che un alimento pareva un animale preistorico.
Chiamata la nonna, ricavata la ricetta! altra faccenda però capire come sbucciare questa zucca-dinosauro tanto spinosa da lasciarci le penne e le dita, ed il fotografo ha finito per infilarsi i guantoni da neve. Myrna e la nonna avrebbero riso a crepapelle ma lui è terribilmente freddoloso oltre che assolutamente impavido…

frittelle di sedano rapa

Il sedano rapa è ingiustamente misconosciuto.
Talmente mi-sconosciuto che Il fotografo, dopo aver dichiarato di non averne mai sentito parlare, è rimasto basito anche di fronte alla fotografia che ne provava l’esistenza… ed in effetti, a dire la verità, questa zocca nodosa che chiamano anche sedano di Verona ha qualcosa di extraterrestre.
Ma se si vince la diffidenza iniziale si scopre che è una verdura delicata e duttile, con una consistenza tutta particolare, un sapore un po’ dolce ma non privo di carattere. 
Con i primi della stagione, teneri teneri, abbiamo fatto frittelle, ritagliando con un tagliapasta una forma regolare nelle fette prima sbollentate…

frittelle di cannatella

Cannatella? E che roba è?

Ufficialmente si chiama Silene e cresce ovunque, ma proprio ovunque: in campagna e in città, nei prati, nei parchi pubblici e persino lungo i marciapiedi, dal Trentino alla Sicilia … appunto, visto che Cannatella è il suo nome siciliano, o a dire meglio catanese.
Si raccoglie in questo periodo (e in Sicilia anche un po’ prima) poi sarà troppo tardi perché l’erba spiga e diventa dura. I germogli tenerini hanno invece un gusto delicato che si presta ai risotti, ma ancora di più secondo tradizione alle frittelle.

 

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