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Altro che i non compleanni del fotografo, con questi biscottini celebriamo un non compleanno ben più importante! Faccenda che ha meritato un viaggio di confine, in una città che fa sembrare Londra un paesino e Roma una frazioncina, posto da imperatori, da orient-express, da mercati delle mille e una notta e da hammam sognati un po’ da tutti noi. Come al solito siamo un po’ in ritado per fare auguri, ma il fatto è che il bellissimo libro di Gregand Malouf, Saha, ci è arrivato solo ora, e Marie ha chiamato il fotografo in fretta e furia per fotografare questi biscottini appena sfornati che arrivano dritti dritti da Istambul. Anzi è il libro che viene da Costantinopoli, i biscotti (il fotografo dice deliziosi! e ha già finito il doggie bag che gli spettava) sono siriani (in Libano ed in Siria sono biscotti che si trovano nei souk), ma che importa, per fotografarli il telo da hammam (che visto da lontano sembra un po’ un canovaccio da cucina tutto colorato) ci stava bene lo stesso.

hummus di lupini

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Maite è malata, Marie impegnata così il fotografo (poverino…) si trova a sgusciare da solo lupini per l’escuzione di quella che Maite ha definito una cosina facile facile, ma che è in realtà un esperimento sull’onda dei sillogismi gastronomici o, come direbbero Comida e Salsa di sapa , del foodparing. Dunque, se l’hummus tradizionalmente si fa di ceci, ma si declina pure per i fagioli, per i pisellini e persino con la cicerchia, perché non con i lupini (dice Maite)? e lupini siano.

dolcetti alle mandorle (Guràibya)

Questi dolcetti inzaccherati di zucchero a velo escono fuori, diritti diritti, dal libro Cucina d’Armenia di Sonya Orfalian (Ponte alle grazie editore). Hanno fatto un viaggio lunghissimo, nello spazio e nel tempo ma anche lungo le mani e le bocche di persone che si sono incontrate, conosciute, scambiate tra loro anche attraveso il cibo e la sua tradizione. Perchè se il libro è bellissimo, nella misura in cui racconta la faticosa esistenza (anche alimentare e gastronomica) di un popolo (e della sua ricchissima cultura) nella diaspora, è soprattutto vivo, perchè la maggior parte delle ricette portano visibili e orgogliose le tracce delle persone che le hanno inventate, tramandate, cucinate. Così ogni ricetta ha una madre, o un padre e una storia: i biscotti di zia Epruhì, le finte polpette di Ferida , la crema di melanzane di Khanùm, il mantì della zia Anna e questi dolcetti di mandorle e burro che un’amica egiziano-libanese preparava alla famiglia di Sonya tanto da diventarne parte, perché siamo quel che mangiamo anche e soprattutto nella relazione, nello scambio, nella contaminazione…

la settimana della zucca 4. agnello arabo

C’è un piccolo indovinello che non ci ricordiamo mai, quello per far attraversare un fiume su di una zattera a un agnello, un lupo ed un cavolo, uno alla volta… ve lo ricordate?
…ecco come ci è venuto in mente di far passare la zucca (cavolo) e l’agnello insieme, in casseruola…
del resto la ricetta sembra avere tradizioni antiche in medio-oriente, in Egitto in particolare, ma addirittura nell’Africa nera, in Tanzania… a quanto pare le zucche crescono quasi ovunque!

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