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la torta di mele di Angela

Ci sono giornate che tutto rema contro. Le cose cascano di mano, la batteria della bilancia è scarica, la busta dello zucchero bucata sul fondo, la teglia che ti serve già sporca.
Sarebbe forse più saggio accarezzare per il giusto verso segnali tanto chiari e smettere di insistere, ma quando hai deciso che è il giorno, l’ora, il minuto di infornare una torta non c’è ragionevolezza che tenga. Le uova sono già fuori, lo zucchero (quello bucato che ha già imbrattato mezza cucina..) pure, la farina, le mele e che manca? il lievito sì, e nient’altro. Perché questa torta, che è la geniale evoluzione di un pandispagna, non ha burro, né latte, né olio, sta sù da sola, come una magia bella.

Confettura di mele, miele e rosmarino

A guardare la foto delle mele della Fausta circondate dal rosmarino pare quasi un’ambientazione natalizia ormai davvero fuori tempo massimo, o forse troppo in anticipo. Ma il fatto è che le mele, soprattutto in Trentino, sono una di quelle cose che aiutano a snocciolare i giorni, uno dietro l’altro, da quando arrivano nuove nuove con il primo autunno fino alla nuova fioritura e oltre, molto oltre quei fiori bianchi che ammantano le valli.
Le mele si conservano come niente altro si conserva, sono versatili e modeste al punto da diventar quasi noiose (“mele? ancora mele?!”), metterle in barattolo, farne confettura o conserva è dunque un’operazione di secondo grado, un barattolo elevato al quadrato, conserva di conserva che ha pure il merito e la modestia (!) di veicolare bene altri aromi, altri profumi, in questo caso quelli del rosmarino.

apple pie

..dunque, dunque cominciamo con qualche premessa e con la promessa di non farla troppo lunga. Ma la verità è che la faccenda dell’apple pie meriterebbe in se stessa molti approfondimenti e di ogni tipo: tecnici (ma quante versioni esistono della pasta?), filologici (si traduce crostata di mele o torta di nonna papera?), geografici (l’America è grande) e soprattutto socio-culturali.
Questo apple pie in particolare, poi, ha tutta una sua storia, che intreccia il ritratto di Guido di ieri (con le mele appunto) a una cena russa a cui un terzo dei calycanti era invitato.
Del resto un dolce americano, anzi il dolce americano per eccellenza, a una cena russa sembra un’angolazione di quelle studiate a tavolino, un cortocircuito culturale enfatizzato pure dal gelato alla vaniglia che lo accompagnava. Ma tant’è, si è trattato molto più semplicemente di uno di quei casi un po’ casuali (appunto), in cui la tavola mette insieme le persone e pure i cibi.

Tornando a lui, all’apple pie, c’è da dire che, pur essendo in sé un dolce semplice, ha sollevato qualche problemino nel maneggiamento della pasta (una Flaky Pie Crust di cui ignoravo anche l’esistenza) e soprattutto nello scollamento tra l’utopia visiva del risultato atteso e la realtà. Non è che fosse brutto, anzi, ma non era perfettamente bombato e uniforme come nel disegno della torta di nonna papera o anche nelle foto stylish di Donna Hay (che usa però una frolla!).
Quanto a sapore e profumo era una meraviglia, non ne è rimasto nemmeno il boccone del prete, dunque grazie ai consigli delle amiche via facebook e grazie a Laurel Evans per la sua ricetta che mi è sembrata la più americana tra tutte.

gelato mela-cannella e armagnac

Tutti i barometri d’italia segnano bassa pressione, nubifragio e temporale. I calicanti, sempre in viaggio, si beccano gocce milanesi, fulmini romani, temporali toscani e nebbie piemontesi… eppure fanno gelati! un po’ per non perdere la poca abbronzatura, un po’ per scongiuro. È comunque un gelato quasi autunnale: mela (cotta), frutta secca, armagnac, spezie. Un gelato che più è freddo più riscalda!

zuppa di mele di cris

Questa zuppa dall’allure supertrentina è di Cris, ragazzo generoso e pieno di sorprese che a sua volta l’ha imparata e importata da un viaggio nello Yorkshire. La ricetta ha dunque viaggiato parecchio, come spesso succede alle ricette, passando letteralmente di bocca in bocca, attraverso assaggi e racconti.
In Trentino, patria delle mele, si è ambientata benissimo, ma siccome le mele ci sono ovunque si può supporre che sia una zuppa perfettamente esportabile, apolide persino… noi ci abbiamo aggiunto un pugno di pinoli per darle un po’ di croccantino tostato, ma basta in fondo solo un po’ di freddo per gustarla con più piacere, e anche quello in questi giorni non sembra mancare.
Grazie dunque a Cris che ci ha regalato la ricetta e che di tanto ci ha prestato i mestoli per le nostre foto di appassionati zupparoli…

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