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Sembra grande e forse lo è, ma Barcelllona è almeno per noi un universo piccolo, grande come un nido. Viviamo vicino al mare, vicino alla Layetana, addossati alla muraglia romana e ci muoviamo  per lo più a piedi, qualche volta in bicicletta, tra il mercato, la scuola, gli indirizzi diventati certi in questi anni. Ma Barcellona è piccola per noi soprattutto perché ci permette ancora di farci degli amici, di abitare le coincidenze, di scoprire quanto piccolo può essere il mondo senza diventare per nulla stretto!

quatre quart di nonna fanette per il compleanno di stefano

La ricetta è di quelle tradizionali e immutabili. Non si può sbagliare. Quasi la potrebbe usare a scuola il “nuovo” maestro unico per insegnare le frazioni. Non le equivalenze, che intanto è un quarto di tutto e non importa da quale misura si parta.
Il quatre-quart è un cake senza latte e con tanto burro, ma con il latte si accoppia irresistibilmente, a colazione. Il sapore è semplice, di quelli che al fotografo ricordano la nonna Fanette.

Il tegolino (ovvero una madeleine anni ’80)

Sì, sì, il tegolino, proprio quello, quadrato e incellofanato che lo infilavi in cartella la mattina prima di uscire e a ricreazione era tutto schiacciato tra il quaderno di italiano e il libro di matematica. Quello che ti schifavi le dita e c’era cioccolata ovunque, quello che ti restava sempre un po’ fame, ma erano le prime merendine proprio all’inizio degli anni ’80….

Quando abbiamo letto della raccolta di salsa di sapa dedicata alle ricette anni Ottanta ci è sembrato che non si poteva non partecipare a un’idea tanto carina e per celebrare degnamente quegli anni lì (di maite e di marie per essere chiare… il fotografo, che è più vecchio, era distratto e quasi non li ha visti passare) ci siamo alambicate la testa: cosa mangiavamo negli anni Ottanta? Tortellini panna e prosciutto certo, rucola anche noi, qualche risotto allo champagne e qualche sparuta farfalla alla vodka intercettata al matrimonio di qualche parente, i primi kiwi che parevano roba strana, ma alla fin fine, per noi che ancora non cucinavamo se non con il dolceforno, la cosa di cui serbiamo più indelebile il ricordo è lui, il tegolino…
Abbiamo quindi provato a rifarlo e l’effetto, per quanto possa risultare blasfemo (e con buona pace del fotografo), è stato proustiano, anche visivamente!

biscottini salati di farina di riso al pepe rosa

L’idea era quella di provare una variabile dei biscotti al kamut, e infatti abbiamo riutilizzato la stessa forma a puzzle (che sia l’inizio di una serie?) ma è risultato subito evidente che la farina di riso non dà le stesse soddisfazioni. È più difficile da manipolare perché tende a sfaldarsi, non si può tirare fina fina e una volta cotta risulta piuttosto secca e un po’ “sabbiosetta sotto i denti” (il commento sinestesico è del fotografo). Però: la farina di riso è molto digeribile, il pepe rosa ci sta bene, sono buoni con i formaggi molli da spalmare e anche con le zuppette fredde. Insomma due su tre li abbiamo promossi.

Ingredienti:
300 g di farina di riso ( si trova in quasi tutti i supermercati)
150 ml circa di acqua tiepida
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
la scorza grattugiata di mezzo limone (meglio verde che è più profumato)
un cucchiaio raso di bacche di pepe rosa

Fare una fontana con la farina, aggiungere nel centro l’olio extravergine, un pizzico di sale e cominciare a impastare. Aggiungere man mano l’acqua finché la farina la assorbe. La pasta tenderà a compattarsi ma si sbriciolerà facilmente.
Stendere la sfoglia un po’ più alta di mezzo centimetro su un piano ben infarinato e ritagliare con le formine. L’operazione di trasferimento sulla teglia (rivestita di carta da forno) può non essere semplicissima.
Cuocere in formo già caldo ma a media temperatura. I biscotti resteranno piuttosto chiari ma si asciugheranno: vanno quindi girati dopo circa una decina di minuti.

Nota: come i loro “cugini” di kamut si conservano bene in barattolo ben chiuso, ma sono molto più duri: attenzione ai denti!

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