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panna cotta alla zucca con amaretti al vino cotto

Ebbene sì, siamo tornate. Però, per parlare del marché di Aligre, bellissimo sempre, con l’acqua o con il sole; della sindrome stendaliana che ci ha preso da Merci; del quasi svenimento all’entrata della boutique-gioiello di Pierre Hermé; della vertigine compulsiva tra gli scaffali dei Fratelli Tang; della tenerezza della Cocotte, ci sarà tempo… il tempo di scaricare le foto, di mettere insieme le nostalgie, di metter via le cosine che abbiamo riportato indietro in uno stato ancora un po’ confusionale. Così per la “pappa del rientro” è finita che ci è venuta in mente questa robina qui, ispirata al libretto della Zavan di cui abbiamo parlato già diverse volte, e di cui manco a farlo a posta ci interessa soprattutto la sezione salati. Perché dopo aver declinato quella specie di ossimoro che fu la panna cotta all’ortica, e l’astrazione del pesce e la sua ombra, questa volta giochiamo solo un po’ sulle consistenze e sui generi, ma in associazioni in fondo tradizionali (zucca e amaretto) guardati semplicemente da un diverso punto di vista. Partire e tornare non serve in fondo proprio a questo?

panna cotta al carciofo con acciuga

Il pesce e l’ombra è il titolo di una serie di dodici litografie del 1975 di Fausto Melotti, e a questo titolo e alle sue forme ci siamo ispirati per un bicchierino che è circolato sabato mattina alla vernice della mostra organizzata da Transarte nello spazio di Calycanthus (in cui tra le altre cose sono esposte nove prove d’autore indedite di questa serie).
Il pesce, un’acciughina un po’ introversa tutta arrotolata su se stessa stava su un’ombra bianca, una panna cotta leggera leggera al carciofo. I due gusti si piacevano e finivano per saldarsi, anche se ognuno faceva la sua parte, come il pesce e la sua ombra…

panna cotta all’ortica

Questa ricetta è un ossimoro.
Sì, perché la panna, e a maggior ragione quella cotta, è morbida e tenera tanto quanto l’ortica è urticosa e traditrice, infingarda e vendicativa. A guardare da un’altra visuale poi, la panna fa ingrassare, l’ortica “dimagrire”, una è culturale e sofisticata, l’altra naturale e spontaneista, una bianca l’altra verde, una animale l’altra vegetale, una liscia e l’altra pelosa… e forse è meglio fermarsi qui.

Sì, perché in realtà l’idea di questa panna cotta giocata sui contrasti la dobbiamo a un certo gatto troppo curioso, Truffaut, che sdegnata la ciotola del latte si è lanciato a muso-fitto in un fresco buquet di ortiche appena arrivato dal mercato…

 come è andata a finire è facile da immaginare…

biancomangiare

Bianco, morbido e profumato di mandorla..
la ricetta è siciliana e antica, arrivata dalla Francia nel XII secolo sembra dotata di virtù dolcissime se è vero che Matilde di Canossa la mise nel delicato menù per la riconcilzione tra un papa e un imperatore ( wiki ).
Per prepararlo serve un po’ di tempo e un po’ di pazienza, come si addice ai cibi nobili con ambizioni diplomatiche, ma il risultato non ha nulla di pretenzioso, anzi… fresco e delicatissimo, ha un sentore di tradizione, sa un po’ di nonna, un po’ di Sicilia antica…

panna cotta alla salvia-ananas

Nel giardino del fotografo abbiamo piantato di tutto e di tutto in effetti è cresciuto, con maggiore o minore fortuna… tra le piantine più esuberanti sicuramente è venuta su questa buffa salvia che sa di ananas, e che salvia-ananas si chiama.
È carina, è rigogliosa ma capire cosa farne non è stato molto semplice, alla fine sfogliando il libro di Laura Zavan dedicato alle panne cotte (http://www.marabout.com/livre/ouvrage-4046462-Panna-Cotta-Laura-Zavan.html) è saltata fuori una panna cotta alle foglie di verbena, di quelle in giardino non c’erano ma di foglie di salvia ananas invece molte.
Così la ricetta l’abbiamo un po’ adattata e volendo le variazioni sul tema possono essere quasi infinite…

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