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pomodori

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fare sugo dell’estate

Ci siamo, pioviscola pure a Roma. Non è questione di ombrelli aperti e di freddi siderali, ma davvero ci siamo, soprattutto che, nel mio personale microclima in movimento, muovo appunto verso nord ed in Trentino è prevista, per questo week end, pure la prima neve, (argh..).
Nella valigia che viaggia vuota per riempirsi soprattutto di lana nel viaggio di ritorno (quello ostinato e contrario) ho cacciato un po’ di corsa anche un barattolo di sugo, in cui stanno condensati gli ultimi pomodori, le ultime cipolle giarratane, l’ultimo profumo del giardino, l’ultimo scampolo di estate, l’ultima stilla di sud, perché certo tutto è relativo, ma Roma sta più a sud di Rovereto.

ketchup maison

Che cosa può mai contenere una valigia in viaggio lungo le rotaie da nord a sud, dalle Alpi al Tevere passando per il Reno (inteso però come quello bolognese)? vestiti, sì certo, scarpe, scialletti, le prime calze, una quantita imbarazzante di borsine di stoffa, macchina fotografica, vari caricabatterie, Le metamorfosi di Ovidio, I misteri del Ragno, il Viaggio in paradiso, il portatile, 5 o 6 mazzi di chiavi e 2 barattoli di ketchup.

Vichyssoise de tomate y menta

Il fotografo, viziato e vizioso, festeggia il suo compleanno a più tappe e sarebbe persino incline a festeggiare tutti i suoi 364 non-compleanni. Poi però gli tocca far la cena, visto che le cuoche stanno già sparpagliate di qua e di là, e allora scattano le ricette al telefono.
Consulenze via cavo, via skype, via mail e le ricette incrociano cammini intricati. Questa crema di fine estate, ad esempio, era arrivata dalla Spagna portata dal fotografo stesso dentro un giornale di cucina, poi dimenticata nel fondo di una valigia era transitata dalla Sicilia fino ai monti trentini (insomma un po’ in piccolo dalle Alpi alle Piramidi, ecc. ecc.). Mettendo ordine in cerca di tutt’altro era saltata fuori proprio mentre fervevano le consultazioni a distanza ed era perfetta: facile, spagnola, estrosa quanto basta per far decidere un maschio a mettersi ai fornelli.

un pesto di ricordi

Iniziamo col dire che oggi, 4 ottobre, è il compleanno del fotografo, un compleanno di quelli già quasi tondi tondi che davvero non ci si può esimere dal festeggiare. E che cosa potrà mai desiderare per la sua festa il fotografo nel bel mezzo della cucina di calycanthus per una volta riunita al gran completo?
Una torta? Un vassoio di pastarelle? un cinghialetto al forno come Asterix? una cofana di cozze scoppiate?
Sebbene alcune di queste variabili lo farebbero certamente felice, il fotografo ha chiesto e ricevuto ben altro, vale a dire un bel pesto di ricordi.
Sì, va beh, ma ricordi di che tipo? Di tipo siciliano (ovviamente?!) un po’ perché ci abbiamo passato le vacanze l’anno scorso e pure quest’anno, un po’ perché i sapori siciliani hanno qualcosa di particolarmente incline alla memoria e alla nostalgia, un po’ perché, più banalmente, in una serata di frigo scarso (!) avevamo messo insieme, con poca attenzione e molta fame, una cosetta per condire la pasta. Il risultato dell’esperimento era stato memorabile, il fotografo si era leccato i baffetti e aveva chiesto: che ce ne è ancora? Ovviamente no, non ce n’era più, e il povero fotografo ha dovuto aspettare la sua festa per riaverne a cucchiaiate. Noi per parte nostra abbiamo dovuto invece spremere le meningi per riuscire ad afferrare il ricordo, quasi esatto, di come lo avevamo fatto…

bloody mary en soupe

Il colore è quello giusto per gli scampoli dell’anno che finisce e soprattutto per gli auspici di quello nuovo nuovo che ci aspetta, e che aspettiamo. Dunque auguri, auguri, auguri con questa zuppetta che è un po’ un giochino, una variazione sul tema bloody mary e che tante volte abbiamo letto di qua e di là prima di deciderci a metterla in cantiere. C’è da domandarsi se certe decisioni dell’ultima ora facciano già parte dei buoni propositi per l’anno che viene…

chutney di pomodori gialli

Al mercato del sabato, accanto al banchetto della signora Fausta, che ultimamente dispensa molti consigli su come far passare la tosse (… a base di rape bianche e zucchero), sono comparsi alcuni banchetti nuovi, oltre naturalmente allo storico immusonito Giustino. In uno dei due nuovi banchi, accanto agli ultimi lamponi e mirtilli, c’erano loro, i pomodori gialli!
Sperticate spiegazioni: sono i pomodori più antichi che esistono, sono più dolci di quelli normali, uno giallo aggiunto nella salsa di rossi dà una dolcezza, io lo metto sempre uno, ma pure due… Così un mezzo chilo abondante, praticamente tutto quello che rimneva sul fondo della cassetta, è entrato nel carrellino tra il timo per la tisana, la rapa di cui sopra, le uova e i mirtilli.

clafoutis di pomodorini

Il clafoutis va insieme alle ciliegie a tal punto che quasi ci sembra sia diventato difficile separare l’uno dalle altre, ma di variabili più o meno riuscite ne abbiamo provate diverse, accumunate tutte dall’idea più o meno corretta che quel che per forma è simile a una ciliegia sia clafoutizzabile. Il tentativo con i pomodorini, in versione salata, non poteva evidentemente mancare, con la solita equiparazione-sostituzione zucchero-parmigiano ma con in più un guscio di pasta brisée. Il risultato alla fine non è male con il solo problema dell’acqua dentro ai pomodorini (i nostri questa volta erano aimhè particolarmente umidi), e rimpiangiamo ancora di più (se possibile…) quelli fissi fissi e dolci dolci che avevamo nel giardino siciliano… terremo però ben ferma la cascata di origano fresco e la mano gentile di Ilaria che la regge, la porge, la mostra e se la mangia pure..

gazpacho n°8. sorbetto di gazpacho

Ancora il gelato di carote? sembra proprio lo stesso colore. E invece no! il fotografo se le inventa tutte per soddisfare le voglie di gazpacho di maite. Questo sorbettino-aperitivo è venuto fuori da un gazpacho semplice e quasi tradizionale, ma senza pane e senza acqua e un po’ più denso del solito. Insomma la sospirata gelatiera è arrivata proprio al momento opportuno, oltre al laboratorio del gazpacho prevediamo che si apra anche un laboratorio del gelato. (in questo caso il fotografo non ha capito bene in quale dei due era rinchiuso!)

pasticcio di pane

Per la gloriosa serie cucina degli avanzi, ecco qui un cosa che non è nemmeno una ricetta vera quanto piuttosto un vademecum per salvarsi dal pane vecchio, dal pane raffermo, quello che rimane a rischio mummificazione verde, tanto più per chi, come Maite, sbaglia sempre le quantità e il pane è sempre troppo poco o troppo tanto… Buttarlo è peccato, mortale per davvero, anche per chi lo bacia prima di gettarlo nel cesto dell’organico, quindi tra le molte sorti possibili ecco una possibilità facile facile di riciclo sostanzioso.

pappa al pomodoro

La storia del passato
ormai ce l´ha insegnato
che un popolo affamato
fa la rivoluzion

La Pappa al pomodoro è famosa in tutta Italia, anche o sopratutto per la canzone di Rita Pavone nella trasposizione televisiva del romanzo “Il Giornalino di Gian Burrasca”. Ma a dire il vero si tratta di una ricetta tipica della tradizione contadina toscana, piuttosto che dei collegi per giovinetti discoli…
anche se nasce, ed è ancora, una ricetta perfetta per riusare il pane raffermo (che probabilmente nei collegi per giovinetti abbondava…), esattamente come la panzanella, (altra ricetta toscana) che ne è una sorta di versione estiva.
Naturalmente per fare la pappa si dovrebbe usare il pane toscano, quello sciapo.

passata di pomodoro

Prima che sia tardi, prima che i pomodori diventino “falsi” di serra olandese, conviene organizzarsi, cimentarsi, mettercisi!
La faccenda del resto non è complicata come potrebbe sembrare, né roba da autarchiche nonne del sud (o del nord che sia), ma al contrario è un lavoro facile e persino piacevole, anche se naturalmente tutto dipende dalle proporzioni: se si intende preparare barattoli per tutto l’inverno per sè e magari pure per regalarli agli amici a Natale, un po’ di coraggio o di incoscienza vanno messi in conto.
Ma che siano grandi o piccole quantità è un “gioco” che val la pena di giocare, magari coinvolgendo i bambini, come si faceva a casa di nonna Pina (la nonna siciliana di maite) sul finire dell’estate, quando per un’intera giornata tutti ma proprio tutti avevano il loro ruolo nella preparazione delle buttigghie

la caponata di Anna

La caponata è melanzane e alchimia…

…certo nella stessa Sicilia, nella stessa provincia, nello stesso paese e qualche volta persino nella stessa famiglia circolano di questa ricetta, vistosamente araba, versioni diverse o diversissime con eguale assoluta presunzione che la propria sia la coretta, la migliore, l’unica… insomma quella vera!
Inutile far finta di sottrarsi e anche noi caldeggamo la nostra, cioè la caponata di Anna, la migliore (naturalmente per noi) e quella vera (sempre naturalmente per noi), costruita attorno alle melanzane, con un equilibrio sempre in bilico tra il dolce e l’agro, tra lo zucchero e l’aceto, con poco pomodoro e un sentore forte di sedano che sembrerebbe il più umile tra tutti gli ingredienti ed invece emerge tra i capperi e l’uva sultatina…
Come in tutte le ricette alchemiche bisogna prenderci la mano e sapere prima di cominciare che nessuna caponata è mai uguale alla precedente e alla successiva.

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