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spaghetti porri e alici

Con questi spaghetti volanti di foto e di fatto entriamo nel terreno del minimal. Pochi ingredienti, poco lavoro, poca manipolazione, poco tempo e un’altra buona intenzione: quella di usare (!) prima di far scadere (!!) le cose buone conservate in dispensa con cura maniacale e parsimonia da tempi di guerra.
Per carattere o per sorte siamo infatti specialiste nel feticismo esasperato da armadietto, conserve allineate, tè (ormai) svaporati, ma anche paste, cioccolato, sale, spezie di ogni genere spesso riportate dai viaggi o anche, da quando esiste il blog, da riunioni gastronomiche di tutti i generi. Così in attesa di chiudere le valigie per i tre giorni di Identità golose a Milano ci siamo guardate in faccia e abbiamo fatto uno sforzo: le acciughe del Cantabrico, il fondo di un sacchettino di mandorle siciliane e gli spaghetti zero (inteso come impatto, perché realizzati con grano coltivato in un’azienda agricola dell’Università Federico II, incartati in materiale interamente riciclato e riciclabile inchiostro compreso) del bellissimo progetto della Garofalo riportati dal Salone del gusto di qualche mese fa. Ne valeva la pena.

zuppa di porri e cognac

L’influsso francese non è ancora sopito (nonstante il calduccio romano del week end) e dunque in bilico sul predellino di treni in movimento si finiscono per avere idee molto letterali, soprattutto quando nella borsa si porta Maigret. A furia di leggere, lungo il dondolio montono nord-sud sud-nord, si arriva al punto di perdersi nelle nebbie umide dei canali da Brest a Nantes, inseguendo l’idea di un cane giallo e il profumo accennato di gigot nel forno della moglie di un giornalista di provincia. Dunque la minestra che ne viene fuori è di quelle immaginate, ancora prima di metterla in pentola o nel sacco, classica fino in fondo con soltanto l’estro di quella punta di cognac a rinforzare, ancora un po’, l’idea di Francia.

zuppa di castagne, porri e manzo affumicato

Che sarebbe stato un inverno di zuppe (e di mestoli) lo avevamo sospettato da un po’, tanto che il fotografo sta alacremente lavorando in queste ore (!) per raccoglierle insieme nel PDF di novembre, ma questa zuppa, pubblicata per ultima sul filo di lana, potrebbe guadagnarsi un titolo di merito quasi assoluto, merito della bontà delle castagne di Castione, dei porri della Val di Gresta e del manzo affumicato del Macellaio.
A tutto questo va aggiunto il merito di un po’ di pazienza, perché le castagne sono sì una risorsa mervigliosa di cui nel tempo si è perso il senso di grande versatilità ma, c’è da dirlo, un po’ di pazienza bisogna mettercerla, e un po’ di lavoro pure. La farina di castagne non è infatti la stessa cosa: quindi senza immaginare di andarle a raccogliere nel bosco, le castagne vanno comunque tagliate, bollite con anice e alloro, spellate e passate a setaccio… ma ne vale la pena!

zuppa di amaranto, zucca e porri

Sarà pure l’estate di San Martino che dovrebbe tenerci al calduccio sotto mezzo mantello, ma qui la voglia di zuppette comincia a farsi sentire crescente… ecco allora che i mestoli si susseguono, uno dietro all’altro, tutti in fila indiana, rassicuranti e colorati (oltre che sanissimi) perché, come dice Anne-Catherine Bley: la zuppa è tante cose ma di certo non è triste! 
Dopo quella verdissima-residuale questa zuppetta qui è un po’ sperimentale perché per la prima volta ci siamo cimentati nell’utilizzo dell’amaranto, un quasi-cereale antichissimo ed esageratamente ricco di virtù che grazie al commercio equo e solidale abbiamo reperito letteralmente sotto casa.   
Il risultato è stato sorprendente e l’idea è quella di ripetere (con la verza?) al più presto, insomma quello che si annuncia ha tutta l’aria di essere un inverno pieno di mestoli!

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