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dalla zuppa al risotto

Se non è zuppa è pan bagnato, certo, ma pure il risotto non ci sta poi male. Storia semplice questa e molto, molto dal vero, perché se una sera di autunno appena annunciato arrivano a cena due amici senza preavviso, lo scampolo di zuppa che avanzava nel frigo non basta a fare la cena.
Si potrebbe allungar la minestra, tirar la coperta ma si rischia di lasciar qualcuno con la fame e con i piedi scoperti. Eccolo allora che fa capolino pure qui a Roma, dove in effetti lo cuciniamo ben poco, un pacchetto di riso (Carnaroli persino). Basterà una cipolla e poco più e non ci accorgeremo neppure di aver dimenticato, come sempre, di comprare il pane.

frittelle di riso con quasi niente

Assenti, siamo stati molto assenti, tanto da aver lasciato sola la piccola Nina nella sua pioggia di riso. Ma qui i lavori incalzano e abbiamo cominciato a tirare il fiato da poche ore, giusto in tempo per cominciare finalmente a pensare alle vacanze.
C’è da dire che il tempo, quello atmosferico, ci proietta, almeno qui tra le montagne, più verso l’autunno che non verso l’agosto di sole e di sonno a cui aspiravamo. Ma sembra che sarà solo una parentesi, che la pioggia finirà domani e dunque tra pochi giorni saremo sparpagliati tra Barcellona, l’amaca siciliana e il patio nel Chianti, ognuno nella sua “isola”. Poi chissà che per fine agosto non si riesca a ritrovarsi con di nuovo la voglia di cucinare che anche quella, diciamocelo, se ne è andata un po’ in vacanza.

Tra voglia latitante e frigo desertificato da troppi spostamenti in giro per l’Italia, per la ricetta con il riso abbiamo virato sul minimal, ma di quelli tradizionali. Queste frittelle di riso sono veramente solo riso, zucchero e frittura, con soltanto un cucchiaio di farina a reggere l’impasto: niente uova, niente latte, niente marmellata, niente crema… niente insomma. Eppure i ricordi sono tanti perché queste frittelle qui erano quelle che a Siena le fanciulle di questo blog hanno mangiato a quintalate negli anni dell’Università, e una delle due pure prima. In piazza del Campo compariva ad annunciare la fine dell’inverno un banchetto che le sfornava fino a San GIuseppe: croccanti, caldissime in cartoccini che scaldavano le mani e una tirava l’altra.

ritratti alimentari 17. nina e il riso


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Sono giorni di grande caldo e per i calycanti pure di grande lavoro. Avremmo molta voglia di un bagno in piscina se non proprio in un mare profumato. A ben guardare ci accontenteremo pure di una vasca da bagno con ghiaccioli galleggianti, e forse forse pure di mettere a bagno i piedi in una tinozza per qualche ora.
Ecco allora che, a riguardarla oggi la ni-ne-tta dolcissima e bella sotto una pioggia di riso, sembra quasi che l’immagine ci possa rinfrescare. La giornata in cui è stata scattata, alla vigilia del nostro pic nic tutto bianco, segnava l’inizio dell’estate. Nina e il suo riso ci ricorda che per andarle incontro, all’estate, occorre solo un vestito bianco, un sorriso disarmante e un ombrellino vezzoso!

gallette di riso con semifreddo verde

Maite è partita per la Sicilia, ma ha fatto in tempo a lasciare nel freezer un pacchettino incartato e sul tavolo un papello con le istruzioni di “montaggio”, E ora arrangiatevi voi! Roba che nemmeno all’ikea. per fortuna era facile, niente viti o chiavette, solo laccetti e nodini (roba romantica, come al solito). Allora per smussare il fiocchetto monto il tutto su un vaso (ikea naturalmente). L’effetto è piuttosto futurista (un faro? un mulino? un semaforo? una caffettiera? un omino col mal d’orecchie? si accettano altre interpretazioni). Il sapore invece mi piace. Come aperitivo ci sta tutto, specialmente se accompagnato con l’ultimo sorso di manzanilla riportata da oltrepirenei.

riso al latte di mandorle

Dalla Sicilia abbiamo riportato molte cose, tra cui una quantità sconsiderata di panetti di latte di mandorla comprati in una pasticceria, o dolceria a dire meglio, di cui bisognerà presto parlare. Arrivati a casa, però, si è posto il problema di cosa farne, perché certo i bottiglioni di latte di mandorla sono una meraviglia nei pomeriggi estivi dondolando sull’amaca, ma fuori contesto (e lontani dall’amaca) si fa fatica a raggiungere il fondo. Dunque nell’assimilazione al latte semplice ci abbiamo fatto un dolcetto classico (in Grecia soprattutto) che ancora sta a metà tra il caldo e il freddo, un po’ come la stagione.

risotto di fagiolini viola e speck

Li abbiamo visti al mercato, viola e bellissimi, e come le bambine nel negozio di caramelle li abbiamo voluti!  Solo che arrivate a casa piene di immaginazioni cromatiche (cosa sta meglio con il viola? il rosso? il giallo? il verde chiaro o scuro?) li abbiamo messi in pentola e di viola è rimasta solo l’acqua di cottura.
A quel punto dallo sformato, dal flan, dalla terrina abbiamo deviato sul risotto che è venuto delicato, profumato e non ovvio. Per la cromia (e per il sapore!) abbiamo aggiunto un bicchiere di vino rosso, per l’estro dello speck “accartocciato” in padella…

biscottini salati di farina di riso al pepe rosa

L’idea era quella di provare una variabile dei biscotti al kamut, e infatti abbiamo riutilizzato la stessa forma a puzzle (che sia l’inizio di una serie?) ma è risultato subito evidente che la farina di riso non dà le stesse soddisfazioni. È più difficile da manipolare perché tende a sfaldarsi, non si può tirare fina fina e una volta cotta risulta piuttosto secca e un po’ “sabbiosetta sotto i denti” (il commento sinestesico è del fotografo). Però: la farina di riso è molto digeribile, il pepe rosa ci sta bene, sono buoni con i formaggi molli da spalmare e anche con le zuppette fredde. Insomma due su tre li abbiamo promossi.

Ingredienti:
300 g di farina di riso ( si trova in quasi tutti i supermercati)
150 ml circa di acqua tiepida
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
la scorza grattugiata di mezzo limone (meglio verde che è più profumato)
un cucchiaio raso di bacche di pepe rosa

Fare una fontana con la farina, aggiungere nel centro l’olio extravergine, un pizzico di sale e cominciare a impastare. Aggiungere man mano l’acqua finché la farina la assorbe. La pasta tenderà a compattarsi ma si sbriciolerà facilmente.
Stendere la sfoglia un po’ più alta di mezzo centimetro su un piano ben infarinato e ritagliare con le formine. L’operazione di trasferimento sulla teglia (rivestita di carta da forno) può non essere semplicissima.
Cuocere in formo già caldo ma a media temperatura. I biscotti resteranno piuttosto chiari ma si asciugheranno: vanno quindi girati dopo circa una decina di minuti.

Nota: come i loro “cugini” di kamut si conservano bene in barattolo ben chiuso, ma sono molto più duri: attenzione ai denti!

risotto al fondo di bottiglia (avanzato) e un suggerimento per gli avanzi degli avanzi

È solo un mese che è nata la cucina di calycanthus, ma a noi sembra già un anno. Ci divertiamo moltissimo. Grazie a chi ci ha accompagnato e incoraggiato.

Oggi il tema è quello del riciclo, degli avanzi, del nonbuttarevianiente che si pratica come arte vera e propria in tutte le cucine che si dicano tali…
Il suggerimento è stato di gustosamente che ha lanciato l’idea di una raccolta di ricette provenienti dai blog dedicati al cibo e alle sue pratiche. Lo raccogliamo con entusiasmo mettendoci questo risotto al vino (avanzato) scovato nel frigo del fotografo, assieme a due cipollotti residuali.
Visto poi che il risotto era previsto per tre ma lo abbiamo mangiato in due, ci siamo trovato con l’avanzo dell’avanzo e a quel punto son venute fuori le polpette, con una salsina molto, molto alternativa…

Tutto questo riciclare ci ha messo in testa qualche idea. Dunque ci sarà presto una piccola sorpresa, proprio a proposito del frigorifero del fotografo…

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dolmadakia

Ci piace tutto (quasi), mangiare di tutto (quasi),
sperimentare di tutto (ma proprio tutto tutto)

Ci piace scoprire quello che la diversità dei posti, dei cibi, dei colori può portare
anche se, il faut le dire, la rossina è quella più difficile, il fotografo quello più schifiltoso, quella che rimane la più temeraria (forse…).
Ci sono poi di quelle cose che adoriamo così tanto che ci siamo detti che era meglio imparare a cucinerasele da soli, per mangarne a sazietà e per condivederle con gli amici.
Tra questi ci sono i Dolmadakia, ricetta greca, che si ritrova nella cucina mediorientale in generale.

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