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sesame seed cookies, ovvero biscotti della Regina

Ne abbiamo già parlato qui e pure qui, perché in effetti la nostra giornata all’Accademia americana a Roma in compagnia di Elizabeth Minchilli è stata un’esperienza a lunga decantazione, una di quelle cose che ti restano dentro, quando ci pensi e pure quando non lo fai. Una di quelle cose che ti riconciliano con il mondo e soprattutto con una città non-facile come Roma sa-essere, che ti ridanno la concreta, spudorata misura del fatto che certo! (tutto) si può fare!
Delle molte storie incrociate quel giorno in un tempo troppo stretto e in un inglese troppo stentato ci aveva colpito la timidezza fiera di Mirella Misenti, siciliana trapiantata a Roma, capitata all’Accademia con il coraggio di provare a inventarsi una strada e divenuta responsabile di tutti i dolci dell’Accademia. Da questa esperienza e da questi dolci, dall’incontro con Mona Talbot (fino al luglio di quest’anno responsabile di quella specialissima cucina romana e della sua rivoluzione) è nato un libro di biscotti che mette insieme tutto questo e molto di più. Così, ad esempio, nella nostra personalissima geografia emozionale i biscotti al sesamo, tipicissimi in ogni angolo della Sicilia (seppure naturalmente con mille e una variante) finiscono per arrivarci dall’America, via Roma… Ci sarebbe di che farsi girare la testa se non ci fossero gli amici che ti tengono per mano.

barazek

Altro che i non compleanni del fotografo, con questi biscottini celebriamo un non compleanno ben più importante! Faccenda che ha meritato un viaggio di confine, in una città che fa sembrare Londra un paesino e Roma una frazioncina, posto da imperatori, da orient-express, da mercati delle mille e una notta e da hammam sognati un po’ da tutti noi. Come al solito siamo un po’ in ritado per fare auguri, ma il fatto è che il bellissimo libro di Gregand Malouf, Saha, ci è arrivato solo ora, e Marie ha chiamato il fotografo in fretta e furia per fotografare questi biscottini appena sfornati che arrivano dritti dritti da Istambul. Anzi è il libro che viene da Costantinopoli, i biscotti (il fotografo dice deliziosi! e ha già finito il doggie bag che gli spettava) sono siriani (in Libano ed in Siria sono biscotti che si trovano nei souk), ma che importa, per fotografarli il telo da hammam (che visto da lontano sembra un po’ un canovaccio da cucina tutto colorato) ci stava bene lo stesso.

due versioni per un tonno da 80 chili

Roberto è un lupo di mare, un po’ più di mare e un po’ meno lupo, grande pescatore e conoscitore sopraffino di onde, acque, fondali, esche, porti, pesci e pescherie. Michela è una maestra unica! (in senso qualitativo e non gelminiano) che sposta volentieri la sua cattedra in cucina. Quando il fotografo è in cattive acque approda da loro per un pasto marino sempre prelibato.
Stavolta era quasi uno spuntino, un piquenique in cucina, rapidissimo, dopo il mare (anzi il fiume, anzi la foce del fiume nel mare) partendo da un tonno d’eccezione, 80 chili, dice con orgoglio Salvatore… Ma questa è un’altra storia che vale la pena di essere raccontata…

Dunque mentre Roberto lavora al coltello, Michela afferra una manciata di sesamo. C’è solo il tempo di aprire il vino.

cake con edamame wasabi e sesamo

La vita in provincia regala qualche sorpresa. A parte le produzioni metro-zero della signora Fausta, capita qualche volta cha, a ben girare i supermercati, si scoprano fenomeni che hanno dell’incredibile e che la capitale (ehm…) ignora anche nei mega-iper-centri commerciali dove qualche volta ci succede di pascolare con tutto lo stupore (e a volte il terrore) degli occhi di campagna. Se poi questi stessi supermercati di provincia sono battuti in avanscoperta dal fiuto infallibile di comida, si finisce per sentirsi se non proprio al centro del mondo (è ancora troppo fresca la ricerca vana del wasabi), perlomeno in un mondo dove tutto è ancora possibile. Questa lunga premessa per dire che abbiamo scovato alcune buste di edamame surgelati nei banchi frigo di una catena di supermercati trentini ed è stato subito accaparramento, tanto che credo che ormai non se ne trovino più. Una volta messi al sicuro nel forziere del congelatore è venuto pure il momeno di consumarli e così, dopo averli mangiati un po’ di volte nature, alla fine è arrivato il tempo di ricamarci un po’ sopra inseguendo proprio la matassina del colore verde: dall’edamame al wasabi. Poi siccome non pareva il caso di alterare un sapore così orientale con contaminazioni troppo marcatamente fusion (tradotto: il parmigiano non ci stava) abbiamo aggiunto un paio di cucchiai di semi di sesamo.

pollo al sesamo

Primo giorno di autunno… e sì certo, ci sarà di che consolarsi con le zucche che stanno per cominciare, le castagne all’uscio, le zuppine calde che prenderanno il posto dei gaspachos declinati uno per uno lungo l’estate. Ma è pur vero che un po’ di malinconia sale, come la bruma che questo week end si respirava in Toscana e che ci fa un po’ pensierosi per la vendemmia a casa di Marie (che ancora la data di inizio non è certa, ma qualcosa tra mercoledì e giovedì si dovrebbe sapere). Insomma prima di buttarsi su zuppa di pane, ribollita e pasta e fagioli del pranzo in vigna ci stava bene questo polletto fritto, buono e ludico anche se un tantino lungo per quanto semplice…

cake al limone e ai due sesami

Questa ricetta è tratta dal bellissimo libro “Une cuisine grande comme un jardin” [cioè: Una cucina grande come un giardino, che è già un ottimo augurio…] testi di Alain Serre e disegni di Martin Jarrie. L’editore è Rue du Monde, una casa editrice per bambini, ma questo è un libro per tutte le età, bellissime illustrazioni, piccoli proverbi provenienti da tutto il mondo.
Sulla pagina dedicata al limone per esempio il proverbio è albanese: L’un mange le citron et c’est l’autre qui l’a planté, vale a dire che chi mangia il limone non è necessariamente colui che l’ha piantato, un po’ come noi che abbiamo “raccolto” questo profumatissimo cake dall’ “albero-libresco” di Alain e Martin che non ci stanchiamo di sfogliare.

puzzle di kamut

La farina di kamut è una meraviglia! Non è manipolata genetricamente, è ricchissima di contenuto proteico e soprattutto non si appiccica: la si può tirare, stendere, allungare come le plastiline magiche che manipolavamo da piccine, ma a differenza di quelle si mangia ed è buona, leggera leggera …
Dentro ci si può mettere un po’ quel che si vuole, in questa versione a puzzle abbiamo impastato semi di sesamo bianchi e neri, così per giocare un po’.

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