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gelo di mellone (ovvero anguria)

Sono giorni in cui la testa un po’ gira. Sarà il caldo (finalmente), sarà una (piccola) collezione di chilometri, saranno soprattutto certi shock climatico-geografico-culturali che trasportano dalle valli trentine misurate in bicicletta (vero papà?), alla laguna veneziana trascorsa in bragozzo, fino all’agrumeto siciliano calpestato quasi a piedi nudi. Bello, certo. Ma la testa gira un po’. Soprattutto che tutti questi trasbordi coprono il tempo risicato di una settimana e, cosa ben più stupefacente, un’unica, minuscola valigia.
Cosa riportare indietro dunque? La testa che gira, si è detto, poi il calore e tanti ricordi nella settimana che, per tante e insieme una sola ragione, è nella mia vita la più difficile da attraversare. Mentre mi/ci spostavamo qualcosa è andato a fuoco, “le cavallette” sono andate a caccia di tesori, è fiorito il gelsomino, un’amica ha compiuto gli anni e, soprattutto, è nata Sofia! Nell’attesa di conoscerla dal vivo, proviamo a dedicarle questo gelo di mellone che lei è troppo piccola ovviamente per mangiare e noi troppo lontani per farle assaggiare, ma che condensa in colore, consistenza, dolcezza un po’ del suo mondo.
Questo gelo di mellone non è soltanto siciliano, anzi sicilianissimo, ma ha tutta una sua storia di amore ziesco, incrociato, rimbalzato e potenziato.
Zia Graziella si è proposta per cucinarlo mettendo insieme gli stampi di nonna Lella e nonna Pina, zia Sara consultata su certi delicati passaggi ha dato apporti e suggerimenti decisivi, alla fine tutto si è addensato alla perfezione: il gelo era compatto e dolcissimo…

frittelle dolci di zucca-spina

Quando Myrna ha visto sul tavolo della cucina del fotografo questa zucca spinosa nel suo italiano pieno di labiali ma perfettissimo ha spiegato sorpresa che quella era una verdura filippina, una cosa di casa sua. Filippina dunque, ma pure siciliana… perché Maite a sua volta si ricordava di certe frittelle dolci mangiate qualche volta dalla nonna, buonissime ma soprattutto fascinose perché ricavate da qualche cosa che più che un alimento pareva un animale preistorico.
Chiamata la nonna, ricavata la ricetta! altra faccenda però capire come sbucciare questa zucca-dinosauro tanto spinosa da lasciarci le penne e le dita, ed il fotografo ha finito per infilarsi i guantoni da neve. Myrna e la nonna avrebbero riso a crepapelle ma lui è terribilmente freddoloso oltre che assolutamente impavido…

la settimana della zucca 3. linguine alla zucca e aceto balsamico

La settimana della zucca sarà pure divertente per Maite e Marie, ma è un vero stress per il fotografo. Le cuoche fanno a gara a cucinare e si dividono spese al mercato e portate di un immaginario menù arancione. Così il fotografo corre di qua e di là a fotografare tutto, più o meno…  
Poi alla fine decide, con il fiatone, di farsi da solo il numero 3, un piatto facile ha detto Maite al telefono dettando dosi e modi, adattando una ricetta siciliana della nonna tipica di Natale… 
su quello (il Natale) si era pure in anticipo, ma per il resto  tutto veloce, veloce, troppo veloce: annotare, cucinare, fotografare e mangiare, prima che si freddi!

gelo di limone per il compleanno di Luca

Anche questo è tradizionale, di casa e pure siciliano ma la verità è che questo dolce sensuale e profumatissimo è quasi un filtro magico, che dedichiamo a Luca per il suo compleanno.
Semplice e con poche pretese nella preparazione presuppone però alcune accurate attenzioni, la cura di piccoli particolari che sembrano relativi e sono invece capaci di renderlo speciale… innanzitutto i limoni: freschi, possibilmente verdi (sono più profumati) e biologici, poi l’infusione: una notte intera di meditazione, la cura nel mondare la buccia scartando la parte bianca (che è amara) e la pazienza di filtrare tutto…

manjar blanco (biancomangiare, un altro)

Qualche tempo fa avevamo postato la ricetta di un tradizionale biancomangiare, siciliano e di mandorle, una di quelle ricette di famiglia che si considerano proprio di casa, salvo poi scoprire che le versioni sono tante e diffuse, perlomeno in quell’area mediterranea accomunata dall’olio d’oliva, dall’aglio, dal pomodoro e da lingue e dialetti che si richiamano e si inseguono.
Così nel libro di cucina minorchina, che tanto abbiamo spiluccato (Menorca, gastronomía y cocina, Triangle postals, Menorca 2005), ne abbiamo trovato un altro di biancomangiare: una specie di versione povera fatta solo di latte, amido e aromi, ed in effetti scavando nella memoria (e chiedendo alle mamme e alle nonne) è saltato fuori il ricordo di questo sapore (un po’ antico a dire la verità) e di una versione più ghiotta che prevedeva che la crema una volta rappresa su un piatto piano venisse infarinata e fritta.
Qui ci siamo limitati alla versione quasi light, limitando (di poco) anche la proporzione di amido…

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