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spaghetti e folpetti

Se non fosse una faccenda ormai datata, e soprattutto ovvia, ci si potrebbe pure provare a riesumare quella parola che era così nuova e che oggi ci suona tanto vecchia: fusion. Sì perché vivere in un paese diverso, o semplicemente essere un po’ curiosi, così come il l fatto di mangiare spesso a casa sono cose che finiscono per esercitare le contaminazioni. Detto più semplicemente apri il frigo e vedi che si può fare.

spaghetti (residuali) con pesto di sedano

Abbiamo ricominciato a cucinare (di mangiare in effetti non avevamo mai smesso) nella cucina nuova di Roma. Alle piastre a induzione, al loro sibili, alle loro regole, ci stiamo velocemente abituando. Anche il frigo borbotta in una lingua nuova ed è ancora tutto lindo e semi-vuoto, lontano anni luce dalle grandi battaglie delle giornete campali che hanno segnato la vita del suo precedessore.
Non tutto è a posto, ma insomma ci siamo quasi. Mancano le luci, mancano certi lavori del fabbro, manca soprattutto l’armadietto ricavato in una nicchia in cui stipare la dispensa e dunque, per conseguenza, viviamo un poco alla giornata, con il preciso intento di non fare progioneri! Nulla o quasi deve avanzare, lavoriamo di cesello e di centimetro. Due soli pacchi di pasta, di preferenza lunga; poche, pochissime scatole; un barattolo prezioso di cipolle di Montoro regalo di un’amica cara; un sacchetto di freselle per i momenti durissimi, anche questo regalo di un’amica sempre cara e previdente; il tè di cui ieri, sale, olio e poco altro, oltre naturalmente alla spesa fresca, quella che vive appunto giorno per giorno.
Questa pasta è la perfetta rappresentazione di questo vivere e di questo mangiare, ma non ha nulla di punitivo, anzi.
Lo abbiamo chiamato (impropriamente) pesto e abbiamo messo davanti il sedano, anzi avremmo dovuto dire le foglie di sedano perchè di questo si tratta, di ciò che spesso è solo scarto ed invece ha un sapore suo forte e fresco. Lo avevamo sentito dire a Identità Golose (ma chi si ricorda dove e quando?) e così quando ci siamo ritrovate in mano le foglie residue di un battuto di sedano utilizzato per la minestra di legumi di domenica ci è sembrato che proprio meritassero non solo di essere salvate, ma di essere protagoniste. Attori comprimari la ricotta di bufala, il pecorino, l’olio e un minuto spicchio di aglio.

spaghetti al “pesto” di aneto e coriandolo

è stata una settimana di carboidrati, un week end di carboidrati (e di pasta in particolare, per ragioni che racconteremo) e ancora non demordiamo. Alle prese con cassette da dipingere, coccarde da intagliare, conetti, profili, cornici tutti rigorosamente bianchi per la festa notturna di giovedì resta poco tempo per spadellare. Così l’aneto che è spuntato in giardino (!) e un mazzetto di coriandolo fresco a rischio appassimento finsicono nel frullatore, che qui tempo di pestare a mano non ce n’è.
Stanotte poi c’è pure l’eclissi, ma il piatto almeno quello è già bianco di suo.

spaghetti porri e alici

Con questi spaghetti volanti di foto e di fatto entriamo nel terreno del minimal. Pochi ingredienti, poco lavoro, poca manipolazione, poco tempo e un’altra buona intenzione: quella di usare (!) prima di far scadere (!!) le cose buone conservate in dispensa con cura maniacale e parsimonia da tempi di guerra.
Per carattere o per sorte siamo infatti specialiste nel feticismo esasperato da armadietto, conserve allineate, tè (ormai) svaporati, ma anche paste, cioccolato, sale, spezie di ogni genere spesso riportate dai viaggi o anche, da quando esiste il blog, da riunioni gastronomiche di tutti i generi. Così in attesa di chiudere le valigie per i tre giorni di Identità golose a Milano ci siamo guardate in faccia e abbiamo fatto uno sforzo: le acciughe del Cantabrico, il fondo di un sacchettino di mandorle siciliane e gli spaghetti zero (inteso come impatto, perché realizzati con grano coltivato in un’azienda agricola dell’Università Federico II, incartati in materiale interamente riciclato e riciclabile inchiostro compreso) del bellissimo progetto della Garofalo riportati dal Salone del gusto di qualche mese fa. Ne valeva la pena.

spaghetti zucchine, basilico e ricotta salata

Incominciamo a crederci. Che il tempo possa virare al bello per una lunga intera giornata (anche su Roma), che persino la piantina di basilico del supermercato possa ambientarsi nel giardino del fotografo, che si possa lasciare a casa la giacchetta, che i pomodori sui banchi del mercato abbiano un rossore di sole. In tutto questo, se ancora le mani sono pallide, volevamo almeno che la pasta fosse di primavera, se non proprio d’estate, e così con quello che c’era in frigo (!) si è messa insieme una pasta veloce tra zucchine appena saltate, ricotta salata, cipollotto fresco e molto basilico. Tutto molto verde, sfondo e ceramica compresa.

spaghettini (Garofalo) con carciofi e cedro

La pasta Garofalo la usiamo. La usiamo da prima della nascita di questo blog per tutta una serie di ragioni e di affezioni che forse si possono riassumere nel fatto che la troviamo buona, diversa e pure bella. CosÏ quando anche quest’anno, come l’anno precedente, abbiamo ricevuto un pacco-dono dalla Garofalo non potevamo che esserne felici, e pure due volte. Insomma regalo e regalo gradito. Ma la questione diventa pi˘ delicata quando si tratta di scegliere cosa farne, nel senso che a differenza di quella che compriamo al supermercato per quella nel pacco abbiamo una specie di remora al consumo. Come la facciamo? Nulla sembra degno. Ci vuol qualcosa di diverso. Ci vuole un’occasione. Bisogna fotografarla controluce, in piena luce, in bianco e nero. E cosÏ si rimanda. Poi una sera, stanchi, difronte all’ormai proverbialmente vuoto frigo del fotografo ci si deve buttare, ed allora senza intenzione, senza pensare e con poca materia (buona perÚ!) viene fuori una cosa che non ci avresti mai pensato, che fa sentire bene tutto, la pasta in primo luogo e, come piace a qualcuno e pure a noi, con pochi, pochissimi ingredienti.

spaghetti frigitelli e ricotta salata

Ci sono matrimoni che nascono nel frigo. In questo caso una forma di ricotta salata siciliana transitata indenne da un minuzioso controllo bagaglio-a-mano ha incontrato friggitelli “napoletani” trasmigrati stranamente a nord fino al mercato del martedì della signora Fausta. Insomma il matrimonio si doveva proprio fare, era destino. Insieme ci abbiamo messo spaghetti e pepe nero, facile e felice.

spaghetti ubriachi

Abbiamo perso un’ora di luce e ne abbiamo guadagnata una di sonno… le cuoche sono malmostose il fotografo confuso…
Per consolarci un po’ tutti e obnubilarci nell’alcol abbiamo rispolverato una ricetta mangiata e imparata molti anni fa in una osteria fiorentina proprio vicina vicina a casa di Maite. All’Osteria dei Benci, al numero 13/r dell’omonima strada, gli spaghetti li cuociono all’ubriacona, vale a dire proprio nel vino, rosso naturalmente, tanto da tingerli di viola e aromatizzarli in modo inconfondibile. Così abbiamo fatto anche noi introducendo però alcune piccole modifiche, qualche variazione stilistica e soprattutto aromatica: cipollina fresca, fiori di finocchio e timo.

bigoli con le stringhe

È tempo di fagiolini, ma quanti tipi di fagiolino esistono? Questi qui, che sembrano transgenici sono in realtà solo esagerati, lunghi lunghi, un po’ come la cucuzza lunga e come lei verde chiaro.
I nostri vengono dalla Sicilia, da un orto di casa (anche se poi hanno dovuto viaggiare in aereo…) ma sembra che siano tipici di alcune zone della toscana dove li chiamano stringhe, o fagiolini metro…


proprio ispirandoci alla lunghezza li abbiamo associati a certi spaghettoni lunghi lunghi, i bigoli di bassano, li abbiamo cotti insieme e trattati come se fossero almeno cugini, diversi per colori e per materia, oltre che per provenienza ma ugualmente spilungoni.


Ne è venuta fuori una pasta bella e buona, semplice ma divertita, bianca e verde, con tanti riccioli di ricotta salata, ma tra i bigoli lunghi mezzo metro e i fagilini_metro_stringhe in lunghezza faceva quasi un kilometro, così con la pasta avanzata abbiamo giocato un po’, ma questa è un’altra storia e la racconteremo domani…   

tonnarelli alle tre radici di Jean

La notte della St Jean, tra il 23 e il 24 giugno è una notte di magia.
Si festeggiano un sacco di cose: la bella stagione (finalmente!), il sole (finalmente!!), ma anche streghe, folletti e sortilegi. Si salta il fuoco per esprimere un desiderio, si raccolgono erbe e fiori che avranno poteri particolari, ci si bagna i piedi ma anche il viso nella rugiada per avere salute e bellezza…
Festeggiamo la St Jean con una ricetta, anche questa un po’ magica, che ci ha insegnato un amico che si chiama Jean ed è incline alla magia. L’abbiamo un po’ manipolata, ma nemmeno troppo, mantenendone intatta l’essenza, vale a dire le tre radici: zenzero, cipolla e aglio che regalano forza e vigore per la notte di magia…

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