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ragù vegetale al vino cotto per le mafaldine

 

Qualche tempo fa abbiamo ricevuto (come altri bloggatari o bloggisti? boh..) un pacco-dono della Garofalo che ci invitava a provare una selezione dei suoi prodotti per dire, ci pare di aver capito in tutta sincerità, che cosa ne pensavamo.
C’è da dire che noi la pasta Garofalo la conoscevamo e già ci piaceva per molte diverse ragioni, ma messi di fronte a una specie di compito, ci siamo messi a far le prove sforzandoci di avere la testa sgombra e con l’idea di fare tutto un po’ sistematicamente, visto che nel pacco non c’era solo pasta.
Abbiamo cominciato con la coluatura di alici e la faccenda lì è stata piuttosto complicata, perché il prodotto non è facile, va capito e forse pure un po’ addomesticato, tanto che abbiamo finito per alambicarci se il principio fosse usarne poca per rafforzare il gusto del pesce o se utilizzare molto altro per sottrarre vigore al suo sapore forte.  
Parlando invece di pasta le cose sono state più facili. La prima prova infatti l’abbiamo giocata su un sugo classicissimo, una di quelle cose che nella tradizione di casa facciamo un po’ tutti, cambiando magari qualche ingrediente, esercitando una retorica delle variazioni e dei nomi (sugo-finto, ragù senza carne, e cose così).

Nella famiglia di Maite questo sugo si fa d’inverno, seguendo idealmente l’idea di un ragù vero e proprio e quindi, sempre per tradizione di famiglia, mettendoci il vino cotto, vale a dire mosto di uva cotto per ore nella cenere di sermenti e poi conservato in bottigliette preziose come reliquie che la nonna dispensa e le dispense religiosamente custodiscono.
Il sugo fatto così è una meraviglia, che meriterebbe fiocchi e strenne… ci limitiamo a proporlo come regalo di Natale (si conserva bene in frigo per qualche giorno) e a segnalarlo (assieme al tiramisù di peperoni postato qualche mese fa) per la geniale raccolta di ricette “il vino per la neve” di Maricler a base proprio di vino cotto. 

passata di pomodoro

Prima che sia tardi, prima che i pomodori diventino “falsi” di serra olandese, conviene organizzarsi, cimentarsi, mettercisi!
La faccenda del resto non è complicata come potrebbe sembrare, né roba da autarchiche nonne del sud (o del nord che sia), ma al contrario è un lavoro facile e persino piacevole, anche se naturalmente tutto dipende dalle proporzioni: se si intende preparare barattoli per tutto l’inverno per sè e magari pure per regalarli agli amici a Natale, un po’ di coraggio o di incoscienza vanno messi in conto.
Ma che siano grandi o piccole quantità è un “gioco” che val la pena di giocare, magari coinvolgendo i bambini, come si faceva a casa di nonna Pina (la nonna siciliana di maite) sul finire dell’estate, quando per un’intera giornata tutti ma proprio tutti avevano il loro ruolo nella preparazione delle buttigghie

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