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flan di tarassaco

La prima volta non si scorda mai.
Così quando per la prima volta ci siamo trovati a maneggiare il tarassaco in prima persona e con le nostre manine la fantasia non sapeva se friggere o cavalcare. Certo la piantina la conoscevamo, sia nel prato che in tavola, ma metterla in pentola (e soprattutto come!) è stata tutta un’altra faccenda. No, perché pareva male e pure banale bollirla e ripassarla in padella, soprattutto considerando tutta la grazia con cui ci era stata regalata. Dunque deciso: ogni fantasia al potere! L’idea di partenza è stata, ovviamente, di individuare qualcosa che associasse al gusto amarognolo dell’erbetta una dolcezza un po’ più corposa della semplice cipolla, forse del formaggio (sì ma quale?), forse pesce (con il rischio però che si perdesse…). Alla fine si è materializzato nella testa qualcosa di simile a una sorta di cheese-cake che, occorre dirlo subito, si è perso per la strada (rintuzzandosi in un angolo del cervello cucinoso da cui un giorno o l’altro salterà fuori). Quel che è rimasto, oltre i voli pindarici, è un flan piuttosto delicato, declinato in due versioni: cocottine e torta con qualche (vago…) eco del cheese-cake perduto.

quiche tarassaco e trota salmonata

Il tarassaco ha sorpreso tutti. La signora Fausta che l’ha trovato nel campo di questa stagione e l’ha portato felice al mercato, noi che presi dall’entusiasmo ne abbiamo comprato mezzo chilo e poi a casa, pulendolo, ci siamo un po’ pentiti, e Truffaut (il gatto) che non riuscendo a capire cosa fosse si è messo ad annusarlo.
Pulito e lessato, il tarassaco è diventato una quiche con un gusto particolare e un fondo amarognolo inconfondibile che la trota salmonata (affumicata) ditraeva appena appena, tanto che il gatto non si è accorto di niente…

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