Tag

terrina

Browsing

terrina di sgombro

Gli anni Settanta sono dentro di noi, c’è poco da fare. Per quanto si cerchi di emanciparsi, di andare oltre, di emendarsi e di lasciarseli alle spalle loro sono sempre lì, te li ritrovi in bocca senza capire bene perché.
Nel caso di questa terrina però i passaggi non sono stati così involontari, ed anzi percorsi a ritroso in piena consapevolezza, pure con un certo sforzo, visto che il libro di Elena Spagnol non si sapeva bene dove fosse andato a finire.
100 piatti facili di alta cucina
, Elena Spagnol per Sonzogno editore non è solo un classico, ma è stato un passaggio fondamentale dell’autonomia (e dell’autostima) di mia madre in cucina e successivamente della mia. Prima somministrato in pillole al telefono (un po’ come quelle favole, qualche anno prima), poi finalmente al secondo anno di università concesso in uso, generosamente accluso ai bagagli in partenza per Siena tra la biancheria stirata e qualche provvista per la sopravvivenza a lunga durata.

terrine aux noix

Ci siamo, è la settimana clou. E benché, per ragioni assortite, avremmo voglia di passarci un po’ sopra sembra proprio che tra qualche giorno sarà Natale. Alle prese con tutte le cose con cui tutti in queste ore sono alle prese, riscopriamo ancora una volta che tra tradizioni di magro della vigilia, o al contrario brodo di cappone e tortellini, tra zelten e pain d’épices à l’orange (la new entry tra i regali dolci di quest’anno) le terrine sono una risorsa. La follia è che ogni volta si è colpiti in fronte dalla stessa meraviglia: ma veramente è così facile? Sì perchè la terrina fondamentalmente prevede semplicemente di amalgare gli ingredienti, aromatizzare e cuocere a bagno maria. C’est tout. Ma il vantaggio è che fa figura, è versatile, si conserva bene, si può regalare e per qualche strano richiamo ancestrale anche lei, nel suo piccolo, fa Natale.

terrina di coniglio alle nocciole

Per le terrine si può finire per nutrire una vera ossessione. Sono terribilmente concrete, carine da morire, lavorate ma sempre naturali, con pure qualche cosa di alchemico che sembra saltare fuori come una domanda finale: come si saranno combinati i sapori?
Non a caso alla base delle terrine ci sono spesso marinature, profumi, spezie e cotture indirette come il bagno-maria (altra passione culinaria infantile e inspiegabile…) che ne fanno qualche cosa di speciale. Tipicamente messe in cantiere per le feste, non sono spesso a ben guardare più complicate di altre cose ben più quotidiane.
Questa terrina qui l’abbiamo presa diritta diritta da un libro Garden Party (Guido Tommasi editore) che si è rivelato una fonte preziosissima a cui già altre volte abbiamo attinto e mai, fino a ad ora, per ricevimenti giardineschi..

terrine du charcutier

Il mese di dicembre è sempre, inevitabile e puntuale, un mese di corsa. La prima decina si sciorina infondo ancora senza precipizi, ma dal dieci in poi è tutto un derapage: cene, pranzi, peraparativi e regali, biscotti, menù di vigilia anti-vigilia e post-vigilia, capodanno incombente, buoni propositi per l’anno nuovo…
allora siccome oggi è il 9 ci prendiamo con ben un giorno di margine e cominciamo a riflettere (e a cucinare…) cose che vadano bene per i (diversi) menù dei prossimi giorni, ma anche volendo per qualche regalino da fare con le proprie manine, standosene a casa al calduccio, spendendo soldini ragionevoli e, almeno nel caso di questa terrina facile facile, risparmiando anche qualche grammo di energia, in vista delle prove che ci attendono…. 
ce la faremo (!?)    

terrina di tegoline (corallo)

Maite insiste a chiamarli tegoline anche se a Roma tutti assicurano che si chiamano corallo e che si fanno in umido. (vedi dizionario)
Avete mai raccontato una favola al telefono? Questa ricetta è una piccola favola raccontata da lontano e inventata per portare qualcosa ad una cena di inizio estate usando le tegoline (corallo!) che erano in frigo. (poi la cena non si è più fatta così il fotografo ha avuto tutto il tempo di fotografare).

clafoutis zucchine e Spretz Tzaorì (ovvero Puzzone di Moena)

Sprizza puzza
(traduzione molto approssimativa dalla lingua ladina, vedi:http://www.puzzonedimoena.com/),
vale a dire puzzone
e in effetti… l’odore è forte e inconfondibile, anche se (dipende dai gusti) si potrebbe persino arrivare a dire che profuma: di formaggio stagionato e di alpeggio, visto che in Val di Fassa e Fiemme, dove lo producono, le mucche le portano a passeggio tra i 1000 e i 2000 metri.
Ci abbiamo fatto un clafoutis, salato evidentemente, con le zucchine (piccole piccole) e i i relativi fiori usati per decoro e non solo..

Pin It