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Una torta per la rentrée

 

Siamo rientrati a Barcellona e in qualche misura siamo pure ripartiti. Ancora alla ricerca di una routine che scadenzi la settimana e gli impegni ci imbattiamo in grandi e piccole conquiste: la “scuola dei grandi” (la materna…) inizata da qualche ora in catalano stretto, la costruzione di un pendolarismo acrobatico con Roma e quell’inevitabile onda emotiva di settembre fatta di buoni e cattivi propositi (tipo cambiare totalmente l’assetto di casa, o riordinare lo sgabuzzino).

la torta di Carmen

Carmen è la nostra vicina, ma proprio vicina vicina vicina. Quella che se ti mancano lo zucchero, il burro, i cucchiaini, la pentola, le sedie… Quella che certe sere le porte sul pianerottolo restano aperte perché Annina corre di qui e di lì, ballando flamenco e ridendo in due lingue… Quella che non si spaventa del mio accento pauroso e finge di capire la mia sintassi… insomma è la Carmen, la nostra vicina.

la torta di mele di Angela

Ci sono giornate che tutto rema contro. Le cose cascano di mano, la batteria della bilancia è scarica, la busta dello zucchero bucata sul fondo, la teglia che ti serve già sporca.
Sarebbe forse più saggio accarezzare per il giusto verso segnali tanto chiari e smettere di insistere, ma quando hai deciso che è il giorno, l’ora, il minuto di infornare una torta non c’è ragionevolezza che tenga. Le uova sono già fuori, lo zucchero (quello bucato che ha già imbrattato mezza cucina..) pure, la farina, le mele e che manca? il lievito sì, e nient’altro. Perché questa torta, che è la geniale evoluzione di un pandispagna, non ha burro, né latte, né olio, sta sù da sola, come una magia bella.

una torta storta

Decadente. Tutta la faccenda è certamente decadente, ma come spesso succede, è nata per amore.
Ho comprato il secondo libro di Linda Lomellino in edizione spagnola (che ormai qui con le lingue non facciamo più nessuna distinzione e tutto si mescola e, aimhè, si confonde pure…). è un libro bellissimo, con fotografie bellissime e il tentativo di unire nozioni di pasticceria, di fotografia e di styling. Tutto bene, tutto ok (anche perché Marie ha nella libreria in cucina a Roma il suo primo libro che abbiamo saccheggiato a man bassa, da ultimo per una torta autunnale cliccatissima su Instagram che è servita per celebrare degnamente il compleanno di Alex). Con tutte queste fauste premesse ho messo in cantiere questa torta esagerata che recitava frosting e pop corn caramellato…

La Tatin del Fotografo

Lo scorso fine settimana è stato il compleanno del Fotografo. Ne compiva un numero imprecisato di anni e con l’aria vaga, già seduto a tavola, boffonchiava di non ricordare. Quanto però alla richiesta del dolce per la sua festa non ci sono state nè esitazioni, nè vuoti di memoria: la Tarte Tatin voleva con anche, sottolineato in rosso tre volte, mezzo chilo di crème fraiche.
Roba da sudar freddo perché la Tarte Tatin è sì un dolce in fondo semplicissimo, ma tutt’altro che senza pretese (esattamente come il fotografo ndr). Se poi ci si aggiunge che quell’uomo “dai gusti semplici” ha avuto in cucina una formazione bretone, segnata dalla magia dei dolci della nonna Fanette, rimane che ogni volta che si mette mano a quella torta lì si balbetta in francese e ci si torce il torchon tra le mani.
Quest’anno poi, mettendola in cantiere per la prima volta a Barcellona, non avevo contemplato la questione renette. Che ci vuole? vien da dire, ma senza riaprire ferite e polemiche dirò che qui le mele sono di tre tipi solamente, al massimo quattro via (golden, gala, golden smith e qualche fuji), di renette nemmeno a parlarne. Nemmeno il “pusher” del Raval questa volta ha fatto la magia…

mistake!

L’impasto era a prova di bomba. Quella formula semplice che porta il nome di Pierre Hermé che è stata tanto e tanto provata e comprovata, una di quelle cose tanto facili che sta persino nella memoria stretta di chi, come noi, ha aperto un blog anche per non dimenticare le ricette di sempre (e tutte le altre…). La fai con una mano sola, chiudendo un occhio per non pensare alla quantità di burro e cioccolata che impasti senza nemmeno separare i tuorli dagli albumi, poi ti serve solo il tempo di sciacquare la terrina ed è già fuori dal forno: poca premeditazione, poca cottura e pochissimo lavoro. What else?

torta di papavero

Durante gli anni dell’università questa torta faceva figura. Figura innnzitutto di cosa nordica, esotica, decisamente poco abituale. Tutto uno scricchiolare di semini piccoli, neri e blu, una specie di alone “peccaminoso” (ma i semi di papavero non sono oppiacei?) e misterioso (ma dove li compri scusa?) . Così dopo, un effluvio di spiegazioni (no, no, non fanno dormire, almeno credo… li compro in drogheria, quella in via di città, accanto alla Chigiana, hai presente?) la meraviglia della torta si condensava sempre immancabilmente sull’ingrediente mancante: ma dvvero non c’è la farina? e nemmeno lievito? e il burro? E sì davvero, la farina non c’è, e nemmeno il lievito per non paarlare del burro… sostituiti dalle mandorle e dal papavero appunto, e sorretti da molte, molte uova…

torta di nocciole

Questa torta è un grande classico nella famiglia di Maite e nella sua cucina, a partire proprio dalle nocciole dell’Etna (quelle del cuginitto), conservate come oro bruno su pavimentature rialzate di legno (lÏ dove il fotografo si è rovinosamente cappottato…). L’impasto è morbido, il gusto tostato e qualche volta la si accompagna con crema gialla e una spolverata di briciole di cioccolato, ma da sola, appena sfornata, ha un profumo che le basta, che riempie dei ricordi di mille bocconi e di mille occasioni come succede con quei dolci un po’ quotidiani e molto speciali che hanno il sapore dei nostri giorni

crostata di arance per il compleanno di giulio

Ci vuol poco a essere bravi ragazzi il giorno del proprio compleanno. Ma state pur certi che Giulio è un portento tutto l’anno. Sarà per tutti quei due un po’ magici nella sua data di nascita, ma per maite e marie sarebbe un aiuto cuoco preziosissimo; lui sì che ti risolve equivalenze in un battibaleno, mica come loro due che si guardano sperdute se leggono 1 dl e non sanno più se usare il bicchierino o il bottiglione! Ma Giulio ti sa anche dire qualunque cosa sul più dimenticato degli animali riportandolo sul suo ramo nell’albero linneiano; conosce Urano come se ci fosse nato e converte i minuti in centesimi di ora meglio di un cronometro.
Da “piccolo” aveva una sua ben chiara classifica degli alimenti preferiti, nella quale il cioccolato e il salame si alternavano al primo posto a seconda delle stagioni. Oggi che è grande proviamo a cambiare gusti e festeggiamolo con una bella torta alle arance.
Buon compleanno Giulio!

torta di compeanno per mademoiselle manuchka

Mlle Manuchka è un’artista che prende per mano la materia, i ricordi e i fili sottili del desiderio.
Vive e lavora a Parigi ma noi la teniamo sempre vicina sul cuore e così per il suo compleanno abbiamo voluto che la sua torta fosse delicata e scultorea, precipitata di materia (cioccolatosa e bianca) ma profumata di rosa. L’abbiamo avvolta in una garza perché fosse più leggera e fissata con un filo di lana candida perché si tenesse al caldo senza sciogliersi, le “tegoline” sul tetto ce le abbiamo disposte disordinate perché Mlle Manuchka è una scultrice e mette ordine rispettando il disordine delle cose e la loro bellezza… 
On t’aime Manu!

torta salata di fagiolini corallo del bangladesh e taro

Questa torta salata è il frutto di una scorribanda dei Calicanti al gran completo al mercato etnico di Piazza Vittorio a Roma. Eccitate come bambine di fronte alle verdure sconosciute, Maite e Marie avrebbero comprato ogni cosa semplicemente perché mai (o poco) vista, mentre il fotografo-censorio cercava con fatica di portare a consigli miti, un po’ come un genitore esasperato in un negozio di caramelle.
Alla fine…

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