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vino cotto

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panna cotta alla zucca con amaretti al vino cotto

Ebbene sì, siamo tornate. Però, per parlare del marché di Aligre, bellissimo sempre, con l’acqua o con il sole; della sindrome stendaliana che ci ha preso da Merci; del quasi svenimento all’entrata della boutique-gioiello di Pierre Hermé; della vertigine compulsiva tra gli scaffali dei Fratelli Tang; della tenerezza della Cocotte, ci sarà tempo… il tempo di scaricare le foto, di mettere insieme le nostalgie, di metter via le cosine che abbiamo riportato indietro in uno stato ancora un po’ confusionale. Così per la “pappa del rientro” è finita che ci è venuta in mente questa robina qui, ispirata al libretto della Zavan di cui abbiamo parlato già diverse volte, e di cui manco a farlo a posta ci interessa soprattutto la sezione salati. Perché dopo aver declinato quella specie di ossimoro che fu la panna cotta all’ortica, e l’astrazione del pesce e la sua ombra, questa volta giochiamo solo un po’ sulle consistenze e sui generi, ma in associazioni in fondo tradizionali (zucca e amaretto) guardati semplicemente da un diverso punto di vista. Partire e tornare non serve in fondo proprio a questo?

cioccolatini al vino cotto per il compleanno di lorenzo

 

Davvero non è come sembra.  
Il fatto è che il 14 febbraio è il compleanno del nostro amico Lorenzo, e come sempre da quando ci conosciamo, i suoi festeggiamenti sono a rischio fraintendimento. Ordinare un tavolo per 5, per 7, per 9 per esempio ma pure per 8 o per 6 è nella serata del compleanno di Lorenzo un affare di stato. Entrare in un locale di apparecchi per due in un numero multiplo è un esercizio di creatività per mosche bianche, trovare un regalo che possa essere appena appena neutro scevro da qualsivoglia venatura di romanticume un esercizio di stile. Ma tant’è ci siamo abituati, dunque quest’anno sull’ambiguità ci marciamo: al posto della torta cioccolatini, a forma di cuore naturalmente, impastatati però con il vino cotto (quello prezioso centellinato) e incartati saldamente con lo spago!
Buon compleanno Lorenzo.

ragù vegetale al vino cotto per le mafaldine

 

Qualche tempo fa abbiamo ricevuto (come altri bloggatari o bloggisti? boh..) un pacco-dono della Garofalo che ci invitava a provare una selezione dei suoi prodotti per dire, ci pare di aver capito in tutta sincerità, che cosa ne pensavamo.
C’è da dire che noi la pasta Garofalo la conoscevamo e già ci piaceva per molte diverse ragioni, ma messi di fronte a una specie di compito, ci siamo messi a far le prove sforzandoci di avere la testa sgombra e con l’idea di fare tutto un po’ sistematicamente, visto che nel pacco non c’era solo pasta.
Abbiamo cominciato con la coluatura di alici e la faccenda lì è stata piuttosto complicata, perché il prodotto non è facile, va capito e forse pure un po’ addomesticato, tanto che abbiamo finito per alambicarci se il principio fosse usarne poca per rafforzare il gusto del pesce o se utilizzare molto altro per sottrarre vigore al suo sapore forte.  
Parlando invece di pasta le cose sono state più facili. La prima prova infatti l’abbiamo giocata su un sugo classicissimo, una di quelle cose che nella tradizione di casa facciamo un po’ tutti, cambiando magari qualche ingrediente, esercitando una retorica delle variazioni e dei nomi (sugo-finto, ragù senza carne, e cose così).

Nella famiglia di Maite questo sugo si fa d’inverno, seguendo idealmente l’idea di un ragù vero e proprio e quindi, sempre per tradizione di famiglia, mettendoci il vino cotto, vale a dire mosto di uva cotto per ore nella cenere di sermenti e poi conservato in bottigliette preziose come reliquie che la nonna dispensa e le dispense religiosamente custodiscono.
Il sugo fatto così è una meraviglia, che meriterebbe fiocchi e strenne… ci limitiamo a proporlo come regalo di Natale (si conserva bene in frigo per qualche giorno) e a segnalarlo (assieme al tiramisù di peperoni postato qualche mese fa) per la geniale raccolta di ricette “il vino per la neve” di Maricler a base proprio di vino cotto. 

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