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crema di zucca e mandorle

Ci sono cene che si improvvisano lungo la scia più o meno esile di quel che si trova in casa, vagheggiando pensosi tra la credenza e il frigorifero. Quando poi la casa in questione è una casa un po’ in disuso che vede molti transiti e poche permanenze l’esercizio diventa più complicato e si dà fondo al fondo.
In questo caso a fronte di un bel pezzo di zucca fresco portato nella borsetta da molti chilometri più sù, nel deserto della casa di Firenze non c’era possibilità di reperire farina, così sacrificato mezzo litro di latte acchiappato al volo in vista della colazione e incrociate delle mandorle profughe in un barattolino nel doppio-fondo della dispensa, una pseudo-besciamella è stata fatta con la farina di mandorle. Per dare poi un tocco di raffinata riflessione dell’ultimo minuto alla crema è stata aggiunta qualche goccia di profumo di una certa acqua di rose usata per una certa torta di compleanno…  

gnocchi di zucca

Intorno a noi conosciamo molte donne che si chiamano Anna e tutte quelle che conosciamo cucinano benissimo, tanto che siamo arrivati a pensare che sia il nome stesso a portare iscritto in sè l’amore per la cucina. Che sia il fatto che è palindromo? che lo si può rovesciare da una parte e dall’altra senza sgualcirlo?
Fatto sta, per coincidenza o per destino, che tutte le “nostre Anne” sanno e amano cucinare, ma esistono esempi contrari? Qualcuno conosce una Anna incapace in cucina (ammesso che davvero lo si possa essere…)?
In attesa di qualche esempio che confuti la nostra esperienza, noi per parte nostra ci concentriamo sulla conferma di questa legge statistica: questa versione di gnocchi zuccosissimi ci è stata regalata proprio da un’Anna, per di più toscana. 
Tanto più che noi la zucca continuiamo a praticarla, a cucinarla e a mangiarla per settimane … e per mesi.

zuppa di amaranto, zucca e porri

Sarà pure l’estate di San Martino che dovrebbe tenerci al calduccio sotto mezzo mantello, ma qui la voglia di zuppette comincia a farsi sentire crescente… ecco allora che i mestoli si susseguono, uno dietro all’altro, tutti in fila indiana, rassicuranti e colorati (oltre che sanissimi) perché, come dice Anne-Catherine Bley: la zuppa è tante cose ma di certo non è triste! 
Dopo quella verdissima-residuale questa zuppetta qui è un po’ sperimentale perché per la prima volta ci siamo cimentati nell’utilizzo dell’amaranto, un quasi-cereale antichissimo ed esageratamente ricco di virtù che grazie al commercio equo e solidale abbiamo reperito letteralmente sotto casa.   
Il risultato è stato sorprendente e l’idea è quella di ripetere (con la verza?) al più presto, insomma quello che si annuncia ha tutta l’aria di essere un inverno pieno di mestoli!

frittelle dolci di zucca-spina

Quando Myrna ha visto sul tavolo della cucina del fotografo questa zucca spinosa nel suo italiano pieno di labiali ma perfettissimo ha spiegato sorpresa che quella era una verdura filippina, una cosa di casa sua. Filippina dunque, ma pure siciliana… perché Maite a sua volta si ricordava di certe frittelle dolci mangiate qualche volta dalla nonna, buonissime ma soprattutto fascinose perché ricavate da qualche cosa che più che un alimento pareva un animale preistorico.
Chiamata la nonna, ricavata la ricetta! altra faccenda però capire come sbucciare questa zucca-dinosauro tanto spinosa da lasciarci le penne e le dita, ed il fotografo ha finito per infilarsi i guantoni da neve. Myrna e la nonna avrebbero riso a crepapelle ma lui è terribilmente freddoloso oltre che assolutamente impavido…

settimana della zucca 5. cake di zucca e cioccolato

In cucina, si sa, si vivono spesso momenti alchemici in cui si ha voglia di provare cose nuove giocando ad associare materie e sapori, e anche noi guardando l’ultimo pezzetto di zucca di questa settimana delle zucche ci siamo detti che forse meritava una fine dolce. L’esperimento dunque lo abbiamo tentato con quello che avevamo sotto mano, zucchero di canna, cioccolato in pezzetti, un filo di cannella… il forno con la sua magia ha fatto il resto.

la settimana della zucca 4. agnello arabo

C’è un piccolo indovinello che non ci ricordiamo mai, quello per far attraversare un fiume su di una zattera a un agnello, un lupo ed un cavolo, uno alla volta… ve lo ricordate?
…ecco come ci è venuto in mente di far passare la zucca (cavolo) e l’agnello insieme, in casseruola…
del resto la ricetta sembra avere tradizioni antiche in medio-oriente, in Egitto in particolare, ma addirittura nell’Africa nera, in Tanzania… a quanto pare le zucche crescono quasi ovunque!

la settimana della zucca 3. linguine alla zucca e aceto balsamico

La settimana della zucca sarà pure divertente per Maite e Marie, ma è un vero stress per il fotografo. Le cuoche fanno a gara a cucinare e si dividono spese al mercato e portate di un immaginario menù arancione. Così il fotografo corre di qua e di là a fotografare tutto, più o meno…  
Poi alla fine decide, con il fiatone, di farsi da solo il numero 3, un piatto facile ha detto Maite al telefono dettando dosi e modi, adattando una ricetta siciliana della nonna tipica di Natale… 
su quello (il Natale) si era pure in anticipo, ma per il resto  tutto veloce, veloce, troppo veloce: annotare, cucinare, fotografare e mangiare, prima che si freddi!

la settimana della zucca 2. chips di zucca

 

Questa è in realtà una specie di non-ricetta: così facile da sembrare spontanea, una di quelle cose che si fanno da sé facendoti approfittare della generosità che cresce sugli alberi e, in questo caso, spinge dalla terra.
La includiamo nella settimana della zucca un po’ con intento celebrativo (“la zucca è buona anche senza quasi niente!”), un po’ perché è una cosa che mangiamo spesso e soprattutto perché la mangiamo senza senso di colpa… Antitetiche per calorie alle polpettine al camembert di ieri queste chips sono cotte in forno, senza olio e senza nulla se non una spolverata di noce moscata e sale grosso, ma sono golose quasi quanto quelle…

la settimana della zucca 1. polpettine di zucca con camembert

Dalla festa delle zucche siamo tornati, lo abbiamo detto ieri, con tante “zucche matte”, di quelle che non si possono mangiare, ma che sono così belle da vedere e da toccare che le vorresti tutte: da fotografare, da mettere sotto la finestra di cucina, da regalare, da tenere sul comodino… ma siccome si deve pur mangiare ne abbiamo comprata anche una che matta non è, ma in compenso è tutta bitorzoluta fuori e arancione dentro, una barucca insomma.
Riflettendo sul da farsi poi è venuta fuori l’idea di farne polpettine o mini croquet, mischiandoci qualche patata e nascondendoci dentro un piccolo cuore morbido ma forte di sapore, per stemperare un po’ l’eccesso di dolcezza della zucca.

la settimana della zucca

Ci piace!
La zucca è buona, è bella, colorata e autunnale, fa festa e fa bene al fegato, ha dentro (e qualche volta pure fuori…) tutta la luce dell’estate che è trascorsa; è diversissima nelle forme ma in fondo è unica e qualche volta pure “matta”.
Le vogliamo bene alla zucca, tanto che qualche giorno fa siamo stati (in delegazione) a una festa della zucca a Pergine Valsugana all’interno del parco dell’ex-ospedale psichiatrico, o meglio (e con meno ipocrisie) di quello che è stato un manicomio.

 

La giornata era bellissima e le zucche si sprecavano: di tutti i tipi e di tutte le misure, di molti colori (con tutte le gradazioni dal verde all’arancio) e di qualsiasi forma (a violino, a serpente, a palloncino, a “maggiorata” anni ’50, a fungo, a pera, a peperone, ad avocado) e poi lisce, bitorzolute, a scaglie e persino spinose…
Siamo tornati a casa con il nostro bottino di zucche “matte” ma non solo, e l’idea ci è venuta  di declinarle lungo tutta la settimana per provare a mettere insieme un menù tutto di zucca, dall’antipasto al dolce, una ricetta al giorno.
Alla fine della settimana poi la ricetta più “amata” la faremo partecipare alla raccolta che sta mettendo insieme Luisa grande amante della zucca.

vellutata di zucca alle nocciole e alla crema di whisky

La vena è ancora quella dei ricordi, la materia ancora la zucca comprata al mercato dalla signora Fausta sabato scorso, il resto un esercizio di stile alla Quenau della serie come faccio questo senza quello e quello senza questo? 

Partiamo dall’inzio, cioè da Parigi alla fine dell’erasmus quando proprio sotto casa tra la rue keller e la rue de lappe abbiamo assistito alla nascita di un bellissimo bar del tutto particolare senza alcolici e senza caffè ma tutto dedicato alle zuppe, il bar à soupes appunto. 
Anne Catherine Bley, che se l’è inventato, ha declinato le zuppe in mille modi, secondo le stagioni e gli ingredienti, da mangiare in loco o da portare a casa e dalla sua esperienza è nato anche un libro (guido tommasi editore) ritrovato in Italia molti anni dopo…

Volendo fare una zuppa di zucca dunque era inevitabile aprire il suo libro che ha tutta una sezione dedicata alla vellutata di portiron, assecondando così anche l’onda lunga dei ricordi parigini che in questi giorni sta dilagando…  ma panna o crème fraiche in casa non ce n’era, dunque in cerca di ulteriori suggestioni l’occhio è finito su un libricino-quaderno arancione-zucca e tutto ovviamente alla zucca dedicato edito dalla Kellermann, ma anche lì, nel quaderno delle zucche, per fare la ricetta di “zuppa con qualche pretesa” mancava il whisky…
Dalla mancanza nasce l’ingegno e così scovata una bottiglia di crema di whisky di ignota provenienza si è pensato che metteva insieme due ingredienti mancanti, la panna e il whisky, ci abbiamo aggiunto nocciole tostate ed era fatta, perché come dice Anne Catherine la soupe c’est bon, c’est simple et c’est surtout pas triste!  

scones alla zucca

Il tempo delle zucche è qui, e puntuale la signora Fausta ha portato al mercato le sue mentre ancora, tardive, sul banchetto di sabato scorso c’erano le ultimissime ortiche… 
Comprata la zucca (una intera seppure piccina) c’è stato da decidere cosa farne, come declinarla questa che è la prima di tante che seguiranno, e il primo esperimento che ne è venuto fuori l’ha trasformata invece che in una carrozza in tanti piccoli scones, quei paninetti lievitati e molto british che britannicamente si mangiano a colazione o alle cinque, imburrati o farciti perché non sono in effetti né dolci né salati…

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