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Clafoutis al rabarbaro e lampone

Con il rabarbaro ho un rapporto complicato. L’ho desiderato ardentemente quando era molto in voga e sui primi blog spopolavano le torte nordiche e francesi. Ho provato anche a piantarlo nel giardino romano del Fotografo, prima di capire che, come per molte altre buone intenzioni, non c’era verso.

Non sono serviti i ricordi di un Alto Adige tanto vicino al Trentino in cui sono cresciuta: lì il rabarbaro è una cosa non solo comune, ma quasi infestante, con le sue grandi foglie carnose (e velenose!) che spuntano negli orti ordinatissimi accanto alle case, o in lindi mercatini all’aperto. Niente da fare, il rabarbaro è rimasto sempre una cosa esotica.

Sarà per tutto questo passato che quando la settimana scorsa l’ho intravisto al mercato della Concepciò (dove vado ogni tanto in cerca di fiori e di verdure speciali) l’ho trovato spudorato. Una provocazione.


L’ho comprato a peso d’oro, con la scusa che serviva per il set della Scuola di Fotografia del giovedi. Ma non è ho sprecato niente! Clafoutis per l’esercitazione didattica, la sera, nella cartella di Anna la mattina dopo.
Poi siccome due gambi in più erano serviti da corredo alla foto assieme a un mazzo stupendo di Elleboro violetto (che serviva da repoussoir), è finito pure in una zuppa thai, arrendevole ad acidulo.

Per il clafoutis:
2 gambi di rabarbaro
200 g di lamponi (i nostri surgelati)

100 g di zucchero
100 g di farina
100 g di burro
2 tuorli e un uovo intero
1 bicchiere di latte
1 cucchiaio di grappa
1 pizzico di sale

+ burro e zucchero per il fondo

Imburrare la tortiera e spolverizzarla di zucchero, quindi sistemare il rabarbaro (lavato e tagliato in pezzetti regolari), aggiungere anche i lamponi in modo da coprire uniformemente il fondo.
Montare le uova con lo zucchero, unire a poco a poco la farina e il latte, quindi il burro fuso, la grappa e il sale (niente paura per l’impasto molto liquido, è normale, deve somigliare a quello delle crepes).
Versare nella tortiera sopra la frutta e cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 30- 40 minuti.

Per la zuppa thai:
seguite la traccia qui, inserendo tra le verdure anche il rabarbaro:
http://lacucinadicalycanthus.com/?p=6947


clafoutis di prugne e cannella

Le prugnette qui sopra sono il regalo di buon rientro di un’amica carissima. L’albero sembra sia prosperosissimo e praticamente spontaneo, fa tutto da solo: le foglie, i fiori e i frutti quando è il suo tempo. E giustamente, visto che per fortuna le fa da solo, le prugne le fa come vuole, quanto e quando vuole (giusto per ribadire!). Roba non commercializzabile, ovviamente. Non c’è calibro, non c’è prevedibilità, è un albero troppo anarchico. Eppure queste prugnette piccole e dolcissime sono come ciliegie, non solo le mangi senza accorgerti ma hanno la misura precisa del dolce che per definizione si fa da solo, o quasi, il clafoutis.
Quello classico con le ciliegie (appunto)  lo avevamo fatto qualche tempo fa, ma avevamo declinato anche versioni più audaci con robe salate (pomodorini, piselli, zucchine) . Qui siamo tornati al tradizionale, come i tempi d’autunno trentino sembrano richiedere, unico pizzico “eccentrico”: mezzo cucchiaino di cannella.

clafoutis di pomodorini

Il clafoutis va insieme alle ciliegie a tal punto che quasi ci sembra sia diventato difficile separare l’uno dalle altre, ma di variabili più o meno riuscite ne abbiamo provate diverse, accumunate tutte dall’idea più o meno corretta che quel che per forma è simile a una ciliegia sia clafoutizzabile. Il tentativo con i pomodorini, in versione salata, non poteva evidentemente mancare, con la solita equiparazione-sostituzione zucchero-parmigiano ma con in più un guscio di pasta brisée. Il risultato alla fine non è male con il solo problema dell’acqua dentro ai pomodorini (i nostri questa volta erano aimhè particolarmente umidi), e rimpiangiamo ancora di più (se possibile…) quelli fissi fissi e dolci dolci che avevamo nel giardino siciliano… terremo però ben ferma la cascata di origano fresco e la mano gentile di Ilaria che la regge, la porge, la mostra e se la mangia pure..

clafoutis di piselli

Da qualche tempo sulla scia di buffi ragionamenti associativi capita di chiedersi cose come: nel passaggio dal dolce al salato posso assimilare (nelle dosi e nei modi) lo zucchero al parmigiano? Non si tratta di sillogismi di nessuna figura (come era stato per acciuga e melone) e nemmeno (probabilmente) di foodparing. Ha qualcosa di assolutamente più infantile, come quando si cuocevano paciocche di terra bagnata ed erba sminuzzata. Il gioco suonava più o meno così: facciamo che la terra è la farina, la ghiaietta il cioccolato in granelli, i petali di margheritine la margarina (che allora si usava), ci mettiamo pure due capelli (uno mio e uno tuo), impastiamo tutto e cuociamo al sole e Callois lo avrebbe chiamato, forse, gioco di travestimento…

clafoutis alle ciliegie

Classico è classico, roba che in periodo di ciliegie non si può proprio prescindere e anche Marie, che da piccola ha fatto indigestione e non lo mangia da allora, almeno almeno lo cucina per gli altri e si rassegna a ripetere al telefono, per l’ennesima volta, le dosi che qualcuno non vuole cacciarsi a memoria… e dire che non è nemmeno questione di proporzioni, questo è il dolce facile per eccellenza, pieno di coerenza quasi quanto un quattre quarts (stessa parte di zucchero, di farina, di burro) e pieno di noccioletti di ciliegia che nalla cottura diventano viola e cainissimi!

clafoutis zucchine e Spretz Tzaorì (ovvero Puzzone di Moena)

Sprizza puzza
(traduzione molto approssimativa dalla lingua ladina, vedi:http://www.puzzonedimoena.com/),
vale a dire puzzone
e in effetti… l’odore è forte e inconfondibile, anche se (dipende dai gusti) si potrebbe persino arrivare a dire che profuma: di formaggio stagionato e di alpeggio, visto che in Val di Fassa e Fiemme, dove lo producono, le mucche le portano a passeggio tra i 1000 e i 2000 metri.
Ci abbiamo fatto un clafoutis, salato evidentemente, con le zucchine (piccole piccole) e i i relativi fiori usati per decoro e non solo..

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