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spaghetti ubriachi

Abbiamo perso un’ora di luce e ne abbiamo guadagnata una di sonno… le cuoche sono malmostose il fotografo confuso…
Per consolarci un po’ tutti e obnubilarci nell’alcol abbiamo rispolverato una ricetta mangiata e imparata molti anni fa in una osteria fiorentina proprio vicina vicina a casa di Maite. All’Osteria dei Benci, al numero 13/r dell’omonima strada, gli spaghetti li cuociono all’ubriacona, vale a dire proprio nel vino, rosso naturalmente, tanto da tingerli di viola e aromatizzarli in modo inconfondibile. Così abbiamo fatto anche noi introducendo però alcune piccole modifiche, qualche variazione stilistica e soprattutto aromatica: cipollina fresca, fiori di finocchio e timo.

la settimana della zucca 3. linguine alla zucca e aceto balsamico

La settimana della zucca sarà pure divertente per Maite e Marie, ma è un vero stress per il fotografo. Le cuoche fanno a gara a cucinare e si dividono spese al mercato e portate di un immaginario menù arancione. Così il fotografo corre di qua e di là a fotografare tutto, più o meno…  
Poi alla fine decide, con il fiatone, di farsi da solo il numero 3, un piatto facile ha detto Maite al telefono dettando dosi e modi, adattando una ricetta siciliana della nonna tipica di Natale… 
su quello (il Natale) si era pure in anticipo, ma per il resto  tutto veloce, veloce, troppo veloce: annotare, cucinare, fotografare e mangiare, prima che si freddi!

fusilli al cavolo rapa

A leggerlo così potrebbe sembrare pure uno scherzo, ma il cavolo rapa esiste davvero… eccolo qui!
Noi lo abbiamo incrociato per la prima volta sabato scorso: una zocca verde chiaro, sconosciuta e imbronciata che non poteva non attirare l’attenzione (almeno la nostra) sul banchetto della signora Fausta (vedi post di ieri).
Dopo aver chiesto lumi (come al solito…), lo abbiamo portato a casa e ci abbiamo fatto una pasta trattandolo un po’ come una verza, ma con più delicatezza perché il gusto è più dolce e meno marcato.

sfoglie di pasta fillo al pomodoro

L’idea ci frullava in testa già da un po’: perché non provare a condirla la pasta fillo, visto che è tanto versatile? perché non provare a colorarla, visto che è così carina? 
Dall’idea alla pratica però, c’è un passo che per un po’ abbiamo rimandato: chissà se tiene, chissà se non diventa troppo umida e molliccia, e poi soprattutto c’era sempre qualche cosa d’altro da fare, da provare in cucina…
Finché sul sito di un cuoco andaluso, come accompagnamento a un gaspacho, non è spuntata proprio lei, la pasta fillo condita, e proprio al pomodoro (con in più il peperoncino) come avremmo voluto provare. E dunque senza più esitazioni si siamo lanciati.
Il risultato è decisamente carino, e non solo… tanto che ne è venuta fuori un’idea per rieditare un grande classico, ma questo è per domani…

pasta con la borragine

Borago officinalis (vedi dizionario) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Borraginaceae. Originaria del vicino Oriente, fu introdotta in Spagna e di lì si diffuse copiosamente in tutta l’area mediterranea.”

Le notizie sulla borragine tratte dal bellissimo libro di Cristina Bay e Gottardo Bonacini, Il giardiniere goloso (Ponte alle grazie, Milano 2008) hanno la capacità di restituire a questa piantina delicata e romantica, piena di fiorellini azzurro-violetti, tutto un sapore evocativo che la colloca nella storia, quella araba, quella romana e poi medievale… Scopriamo così che la Borragine è nota come “la pianta che allontana la malinconia”, che ha proprietà diaforetiche (cioè fa sudare) e che proprio da questa caratteristica deriverebbe il suo nome arabo (abù’araq) poi diventato borraginem nel latino medievale.

Nel vederla al mercato ancora in questa stagione (privilegi della montagna!) veniva quasi un po’ di nostalgia anticipata, immaginando che questa sia l’ultima, che bisognerà aspettare maggio… ed allora, complice la signora che l’ha raccolta nel suo orto, portata al mercato e persino elargito consigli su come “onorarla” al meglio… ci abbiamo fatto la pasta! 

fideuà di Gloria

A Caldas, (un bel paesino catalano con antiche terme romane), gloria ci ha preparato la sua fideuà, un ricco piatto tradizionale valenciano-catalano, di cui esistono molte versioni (una per ogni cucina) e come sempre sono in molti a contendersi la vera origine.
È una paella di mariscos che usa la pasta fina invece del riso. Gloria ci avverte che alcuni usano spaghetti più grossi e perfino bucatini (sempre spezzati), ma la versione con i capelli d’angelo fini ci è sembrata più divertente perché si tostano bene, sono croccanti e si bruciacchiano anche un po’.

La versione di gloria (senza verdure e con seppie e gamberi) sembra sia tipica dell’Empordà (la regione a nord, al confine con la Francia), ma noi, per strafare, abbiamo poi aggiunto anche le cozze.

Ecco la sua ricetta come ce l’ha data (in catalano). Si capisce bene, ma c’è anche una traduzione.

conversazioni

Queste sfogline ce le hanno “raccontate” e caldamente raccomandate le Fornelle amiche della mamma di maite. Le abbiamo provate e ci sono piaciute perché sono facili, carine e sfiziose. L’unica cosa che ci siamo chiesti e che ancora ci chiediamo è perché proprio conversazioni si chiamino.
È perché sono facili da sganocchiare fra una chiacchiera e l’altra? È perché sono tutte avvitate su se stesse come molte conversazioni? È perché una tira l’altra come le parole unadietrolaltra, fitte fitte delle amiche mentre cucinano?

timballino di bigoli e stringhe

Ieri ne erano avanzati diversi metri, dunque oggi, come promesso, ci siamo esercitati con la cucina_dei_resti arrotolando i fagilini_stringhe sul fondo e sulle pareti di una forma per cassata imburrata… dentro invece dei canditi ci è finita la pasta avanzata a cui abbiamo aggiunto un uovo sbattuto e dei pinoli, pochi minuti (15 circa) in forno ed alla fine è saltata fuori (dallo stampo) una cupoletta a strisce verdi, con in cima un ricciolo qu@si inconfondibile… 

tonnarelli alle tre radici di Jean

La notte della St Jean, tra il 23 e il 24 giugno è una notte di magia.
Si festeggiano un sacco di cose: la bella stagione (finalmente!), il sole (finalmente!!), ma anche streghe, folletti e sortilegi. Si salta il fuoco per esprimere un desiderio, si raccolgono erbe e fiori che avranno poteri particolari, ci si bagna i piedi ma anche il viso nella rugiada per avere salute e bellezza…
Festeggiamo la St Jean con una ricetta, anche questa un po’ magica, che ci ha insegnato un amico che si chiama Jean ed è incline alla magia. L’abbiamo un po’ manipolata, ma nemmeno troppo, mantenendone intatta l’essenza, vale a dire le tre radici: zenzero, cipolla e aglio che regalano forza e vigore per la notte di magia…

trofie al pesto mediterraneo di michela

Capita che un fotografo inviti a cena delle amiche. Capita che il fotografo si ritrovi, come spesso accade, con il frigo pieno di rotolini di pellicola e poco più. Capita allora che faccia di mancanza virtù.
!È indetto un concorso!
La ricetta più buona, più strana, più bella verrà fotografata!
Poi però la scelta è difficile. Chissà chi ha vinto davvero? La pasta di michela è buonissima e merita comunque una menzione d’onore:

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