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Zuppa di pomodori di fine estate

Siamo in settembre, ho finito finalmente tutte le lavatrici delle vacanze, stiamo cercando di ritrovare e tenere fermo il filo della settimana (lunedì judo, martedì piano, mercoledì scuola di disegno, “venerdì dormo a casa della Evolet“, etc etc), e anche la cucina sta ricominciando ad assumere un aspetto più o meno affidabile. Dunque cuciniamo, o almeno ci proviamo.

Per questo più che di una ricetta vera e propria mi piacerebbe parlare qui di un modus operandi, una procedura cioè di quelle replicabili all’infinito come le trame delle fiabe che si ripetono uguali a loro stesse (o quasi) e ci piacciono proprio per questo.

Senza scomodare Propp che si è intestardito una vita intera per dimostrare che tutte le storie sono in fondo rette dalla stessa ossatura, o Bettelheim che ci ha spiegato quel che sapevamo intuitivamente (ovvero che una storia me la devi raccontare cento volte uguale e che mi piace proprio perché da cento volte te la sento ripetere uguale) voglio però scomodare le Sorelle Passera perchè è dal loro genio che io ho accolto in casa, nella dieta e nella vita questo modo di procedere.

Loro lo sanno dire benissimo, mettendo in fila una poesia di atti concreti che non trascura il come e il cosa. A me questo modo di procedere piace un sacco e trovo sia quello che manca molto altrove. E invece se ci pensiamo cosa ci serve per davvero?

Ci servono trame, ci serve un modo di procedere, ci serve qualcosa da replicare anche senza una lista della spesa fatta ad hoc, ci serve la “scienza” inesatta del colpo d’occhio, ci servono tattiche non solo di sopravvivenza ma anche di orientamento.

Dunque sì per questa zuppa sono serviti:
1,5 kg di pomodori
1 grossa cipolla rossa
1 rapa bianca (tipo daikon)
qualche fetta di limone
3 spicchi di aglio in camicia (ovvero con la buccia)
timo
olio extravergine di oliva
sale o acidulato di umeboshi

Il procedimento è semplicissimo, prevede di lavare le verdure, pulirle, tagliarle in pezzi regolari più o meno della stessa misura (secondo categoria, ovvero i pomodori tutti a metà, le cipolle a spicchi, la rapa a randelle di circa 1 cm di spessore, le fette di limone sottili) e sistemarli in un unico strato in una teglia già cosparsa con 3/4 cucchiai di olio, con i pomodori possibilmente a faccia in sù. Sopra vanno sistemati timo e aglio in camicia, ancora un giro di olio extravergine di oliva e poi in forno a 200°C per circa 40 minuti e comunque finché le verdure non risultino appassite. Una buona idea è quella di rovesciare i pomodori a metà cottura.
Una volta tolta la teglia dal forno, eliminare la camicia degli agli e agire secondo gusto e coscienza (se vi piace il sapore dell’aglio incorporateli tutti, altrimenti tenete da parte quel che vi sembra di troppo), stesso discorso per le fette di limone (a me piace il gusto amaro e aromatico della buccia ma è particolare, dunque se non fa per voi semplicemente eliminate le fette di limone che saranno ormai caramellate). Versate tutto in un frullatore potente ed azionate senza risparmio di tempo ed energie (ovvero al massimo e almeno un paio di minuti) regolate la densità e il sale.

Note:
questa trama va bene per mille variazioni: se per il momento teniamo fermi i pomodori (di cui vogliamo approfittare fino all’ultimo perché poi ce li scordiamo fino a maggio) possiamo variare la tipologia delle cipolle (vanno bene tutte! attenzione solo a tagliarle regolari e non troppo piccole!), possiamo sostituire la rapa bianca con la patata a fette sottili (serve infondo a dare consistenza) o farne direttamente a meno. Possiamo poi variare naturalmente gli aromi: quelli “secchi” come timo, rosmarino, alloro, origano vanno messi in cottura nella teglia (attenzione a non strafare!) quelli freschi (basilico, coriandolo, etc) invece a crudo nella fase finale. Sull’aglio sarei ferma (ci sta proprio bene!), sul limone questione di gusti e di sensibilità sapendo però che almeno qualche goccia aiuta a potenziare il sapore e che la caramellatura in cottura ha note magnifiche.
Se poi vi piace il piccante via libera al peperoncino, alla cayenna e alla paprica piccante.

Styling: un cucchiaio di panna acida, yogurt greco o anche vegetale sono coreografici e ci stanno benissimo.
Materiali: il frullatore potente qui fa un poco la differenza, naturalmente si può fare benissimo anche con un minipimer o con qualsiasi cosa si abbia a disposizione ma il fatto che tutti gli ingredienti siano integrali (con buccia, semi, etc etc) rende la textura della zuppa molto variabile.

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